Cascate Fiammetta e Mistero – VALLE VARAITA

Cascata Fiammetta

Punto di partenza: Pontechianale (CN)

Difficoltà: II/3+ ; D+

Lunghezza: 30m, 1 tiro

Materiali: normale attrezzatura per arrampicata su ghiaccio

Apritori: S.Rossi, G.Tomatis, 1988

 

Cascata Mistero

Punto di partenza: Pontechianale (CN)

Difficoltà: II / 5+, TD+

Lunghezza: 20m, 1 tiro (necessario prima salire Fiammetta)

Materiali: normale attrezzatura per arrampicata su ghiaccio

Apritori: M.Ariaudo, B.Comino, 1999

Avvicinamento: come per Pineta Nord originale. Si lascia l’automobile nei parcheggi nei pressi delle piste da sci di Pontechianale, si costeggia una pista da sci verso destra, tralasciando lo skilift “Malarocia” e portandosi alla base della evidente goulotte in circa 10 minuti (il canale, ed in parte anche l’anfiteatro superiore, è visibile anche dalla strada).

 

Nella-goulotte
Nella-goulotte

 

Si risale la goulotte (65°-70°), con la possibilità di trovare alcuni spit sulla roccia. La goulotte è interrotta a metà da un tratto pianeggiante in cui si trova una sosta attrezzata. Risalito il secondo tratto si trova un’altra sosta su roccia sulla destra.

 

Fiammetta-e-mistero
Fiammetta-e-mistero

 

Fiammetta: si risale il pendio innevato a sinistra della colata principale (Pineta Nord originale), fino a delle roccette affioranti. Si attacca il primo muretto a 90° in lieve ascesa verso destra per raggiungere una zona più appoggiata (70°). Si piega poi verso sinistra verso la base della soprastante candela, fino ad una cengetta pianeggiante addossata alla roccia, dove si perviene una sosta a spit e cordone metallico, con anello.

 

Su-Fiammetta
Su-Fiammetta

 

Mistero: dalla sosta si attacca la candela spostandosi verso destra per posizionarsi più centralmente su di essa e si continua direttamente (90°) fino a raggiungere gli alberi saldamente arroccati sui più morbidi pendii sovrastanti. Soste su alberi con maglie rapide. Possibilità di calarsi in corda doppia fino al fondo.

 

Su-mistero
Su-mistero

 

Cordata-su-mistero
Cordata-su-mistero

 

Considerazioni personali. L’idea di tornare una terza volta nella stessa stagione a Pineta mi turba un po’, temo la noia come un mostro che possa divorarmi concretamente pezzo a pezzo senza pietà. Domenica delle Palme, la Valle Varaita è muta in un mattino pallido, lattiginoso. Andrea, Tomasz ed io. La goulotte, così familiare, ci accoglie come un caldo utero materno, ma è quando alzo gli occhi all’anfiteatro che la giornata inizia a prendere un’altra piega. Ghiaccio ovunque, azzurro, invitante, abbondante. La cascata centrale mi incute ancora un po’ di timore reverenziale, mi rigurgita addosso frammenti di ghiaccio mentre ai suoi piedi attendo il mio momento. Niente doccia fredda oggi. Il risalto roccioso poco sotto è interamente coperto di ghiaccio, finalmente lo possiamo attaccare direttamente per poi quasi correre contro il muro finale, sempre così dritto, seppur molto lavorato, ricco di invitanti anfratti e appoggi. Sì, è ancora fatica, ma è un altro salire, questa volta si uscirà con un’altra ottica, è un’altra sensazione, così diversa dalla prima, così diversa dalla seconda. Saliamo, scendiamo. L’eccitazione aumenta: oggi ci sono altre cascate da affrontare. A sinistra sono ben formate Fiammetta, un po’ più appoggiata, e la severa candela di Mistero. Il primo tiro non ci oppone enormi difficoltà, per quanto il traverso finale verso sinistra, fino a raggiungere una gelida cengetta ai piedi della candela, sia delicato e un po’ adrenalinico. La sosta è un piccolo paradiso sospeso in cui trascorrerò molti minuti tra emozioni, quiete e pensieri vagabondi come lembi di nubi lontane. Il cielo è terso, i pendii in fronte assolati, la gente laggiù scia baciata dal sole; qui, nell’ombra canticchio e mi muovo per tenermi calda finché tocca a me. E’ dura, continuo ad arrampicare da secondo di cordata ma la cosa non mi cruccia, ho presto un gran male alle braccia, ma mi ritrovo a scherzare e a riconoscere un’ondata di felicità che non provavo da tempo pervadermi. Gli alberi che si affacciano in cima alla candela sembrano lontani, ma Andrea mi incoraggia, mi sento forte, per quanto non come vorrei, eppure abbastanza, e continuo a salire. Salgo, poco a poco, poco a poco, ma arrivo in cima. Un’euforia controllata, un calore dolcissimo. Sono felice, sono davvero felice.

Sotto di noi c’è un grande vuoto, esiste e non esiste contemporaneamente. La mia mente riesce ad escluderlo, farmi salire serenamente, fiduciosa della corda tra le mani dei compagni di cordata. Già da tempo amo questa sensazione, uno stato di coscienza che si rende incredibilmente non disturbante. Il vuoto non esiste ed io invece esisto come una fiamma ardente, stanca ma ostinata. Se esiste lui, concreto, un baratro, fino in fondo, il volo, reale, allora non esisto più io. Siamo i due opposti che si sfiorano come asintoti, fino all’estremo, ma senza il contatto finale, fatale. Mi muovo su di esso trattenendo il corpo addossato al ghiaccio con quel magnete che sta tra le ossa del mio bacino, ed esso accarezza le mie spalle, la mia schiena che ogni tanto si rilassa sull’aria, trattenuta dalla corda amica, oppure quando devo allontanarmi dalla parete per posizionare i piedi. Poi il tuffo finale- la discesa in corda doppia – tra le sue braccia fattesi innocue, fino a riportare i piedi ora quieti sulla sua neve, al contempo vedendolo scomparire nel cielo che si affaccia alla cornice di questo nostro piccolo mondo. Porto a casa la felicità. Una giornata perfetta.

 

Ai-piedi-della-cascata
Ai-piedi-della-cascata
Stefania Lovera

Stefania Lovera

Vive in Valle Stura, dove si occupa di piccolo artigianato. Fin da piccola innamorata delle terre alte e di scrittura, ha un approccio spirituale e filosofico verso la montagna.

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