Castlas di Roccabruna, Via normale – VALLE MAIRA

Difficoltà: AD; 4b (3a obbl.), via attrezzata a spit, chiodatura ravvicinata nei primi due tiri, qualche spit un po’ più distante negli ultimi due

Lunghezza: 95 m, 4 tiri

Materiale: sufficiente corda singola 60 m, 12 rinvii

Si sale!
Si sale!

Avvicinamento: si raggiunge l’abitato di Dronero e da esso si prosegue verso Roccabruna lungo il viale alberato, fino ad un bivio sulla destra (indicazione Roccabruna). Si attraversa l’abitato lungo un rettilineo fino ad una rotonda, nella quale si svolta a sinistra seguendo ora le indicazioni per Borgata Centro; da essa si prosegue per Borgata Castello: dopo poco si incontra sulla sinistra la strada sterrata che conduce al Colle di Valmala. Qui si può parcheggiare l’auto e continuare a piedi, oppure tentare di risalire la sterrata se le condizioni lo consentono (e magari anche la nostra auto; attenzione in primavera e dopo forti piogge). Optando invece per una passeggiata di riscaldamento si imbocca la sterrata e in circa 15 minuti si raggiunge la falesia di Roccabruna, chiamata il Castlas o Chast’las. Per arrivare ai piedi delle pareti, si prende un sentierino che stacca sulla sinistra dalla sterrata in corrispondenza di un tornante (circa 1km dalla partenza a piedi).

La falesia di Roccabruna è composta da sette settori dove si trovano principalmente monotiri. La via normale fa parte del settore centrale e la si incontra subito arrivando dal sentierino (tralasciare deviazione verso l’alto, da qui si raggiungono i settori alti e per lo stesso sentiero si effettuerà la discesa). E’ suddivisa in 4 lunghezze di corda (si sconsiglia di unire i tiri per evitare eccessivi attriti).Dalla cima della via si trova un angusto sentierino parzialmente attrezzato per la discesa. Per evitare inconvenienti scivolate si consiglia di effettuare una breve discesa in corda doppia che deposita alla base del settore più alto, dove parte l’evidente sentiero per scendere. Si arrampica su quarzite di buona qualità, specialmente in placca.

Giungendo dal sentiero, l'attacco della normale
Giungendo dal sentiero, l’attacco della normale

Via:

L1: si parte direttamente dal sentiero su massi lisci e si esce su una grande placca appoggiata dove si arrampica in aderenza, 4a, spit ravvicinati. Sosta sulla sinistra, su comodo terrazzino erboso (2 spit+maillon)

Le placche finali di L1, viste dalla sosta
Le placche finali di L1, viste dalla sosta

L2: dalla sosta si parte rimanendo sulla sinistra (non riuscire a destra sulla placca abbandonata per raggiungere la sosta!) e risalendo un diedro inclinato abbastanza liscio, si esce su un’altra placchetta liscia ma appoggiata, di qui alla sosta. 4b (Sosta 2 spit+maillon, cordone)

In partenza su L2
In partenza su L2

L3: si sale in fronte alla sosta, ancora un diedrino appoggiato che sale verso sinistra e poi una divertente placca a gradoni. 3a (Sosta 2 spit+maillon, cordone)

Risalendo verso sinistra in L3
Risalendo verso sinistra in L3

L4: obliquando ancora verso sinistra si traversa su di una cengetta e poi si sale su muretto ben appigliato e gradinato, fino a raggiungere al sosta tra i due massi sommitali. 3a (sosta 2 spit+maillon+catena)

Verso la cima, L4
Verso la cima, L4

Discesa: dal lato opposto di salita, in una strettoia, si può notare la partenza di una corda fissa sulla paretina destra. Noi abbiamo preferito effettuare una breve calata in corda doppia che in breve ci ha portati sulla placca sottostante, adiacente al settore alto. Di qui si imbocca il sentiero e si scende a piedi.

Punto di discesa visto dal sentiero
Punto di discesa visto dal sentiero

Considerazioni personali: tutto ciò che penso sulla giornata di oggi è banale, è semplice come un bicchiere d’acqua. Eppure dev’essere un bicchiere d’acqua non così comune se mi viene da associarlo ad un’idea di felicità, o perlomeno di contentezza. Lo star bene, alla fine, non è così scontato, nemmeno qui da noi, al giorno d’oggi, anzi: tante preoccupazioni, tante ansie, problemi, frustrazioni, compromessi quotidiani. Essere in un luogo ed in una situazione e non essere altrove, nemmeno sulle cime innevate che se ne stanno placide appoggiate sull’orizzonte, esserci e basta credo sia un gran bel dono, a prescindere dall’allenarsi, dalla difficoltà, dal grado. Essere insieme poi, proprio lì, in quella cosa. Una cosa sola, perché secondo me una cordata è anche questo, poiché scindendo gli elementi che la compongono essa non è più. E mettere insieme elementi eterogenei e creare un’armonia non è così semplice, me ne rendo conto ogni giorno. Quindi contentezza, sì, per la bella via, per il movimento, per le manovre, per la compagnia, per tutto. Anche per le scarpette nuove che ho preso per le vie di più tiri che sono fortunatamente comode. Per la corda doppia inaspettata. Per il sole che mi ha già bruciato, col suo calore da giugno in aprile. Per la stretta di mano ed il sorriso ad ogni sosta. Oggi non chiedo di più.

Stefania Lovera

Stefania Lovera

Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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