Goulotte Cheré al Triangle du Tacul – VALLE D’AOSTA

Punto di partenza: Aiguille du Midi (3842m), accesso in funivia da Chamonix

Difficoltà: II/4+ ; D+

Lunghezza: 350m

Materiali: normale attrezzatura per arrampicata su ghiaccio + di sicurezza su ghiacciaio

Apritori: R.Cheré, J.Tranchant, 18 agosto 1973

 

L'attacco e le soste della goulotte
L’attacco e le soste della goulotte

Avvicinamento: raggiungere l’Aiguille du Midi tramite la funivia che parte da Chamonix (consigliabile tentare di prendere la prima corsa). Uscire sulla cresta NE e discenderla fino ad un colletto pianeggiante, dal quale si continua in direzione sud lungo un pendio più dolce che adduce al plateau del Col du Midi, costeggiando l’Aiguille, le sue pareti e i suoi canali fino a digradare verso il Refuge des Cosmiques (non vi si sale). Sta innanzi, molto evidente nella sua caratteristica forma, il Triangle du Tacul (3970m), avancorpo roccioso del Mont Blanc du Tacul (4248m). Se ne raggiunge la parete nord portandovisi alla base. Attenzione: l’attacco della via è esposto al crollo di seracchi.

Avvicinamento all'evidente Triangle du Tacul
Avvicinamento all’evidente Triangle du Tacul

Goulotte Cheré:

L1: si supera la crepaccia terminale e si risale linearmente il pendio sovrastante (50°) che può essere o nevoso o ghiacciato (60m). La sosta attrezzata a spit si trova sul margine sinistro della goulotte, appena prima del suo ingresso vero e proprio.

In partenza da S1
In partenza da S1

L2: “voltato l’angolo” ci si immette nella goulotte vera e propria, dapprima più appoggiata (50°-60°), poi più ripida e stretta tra le rocce affioranti (70°). Si trova la sosta a destra (spit) attraversando e raggiungendo un piccolo terrazzino roccioso al margine della goulotte, a circa 55m dalla sosta precedente.

Poco prima di S2
Poco prima di S2

L3: si attacca il muro ghiacciato (80°-85°). Tiro più breve dei precedenti, ma il più impegnativo del percorso. Si trova la sosta sempre sulle rocce sul lato destro della goulotte.

Il muro di L3
Il muro di L3

L4: si risale su un tratto più abbattuto (ghiaccio o neve) fino a raggiungere un altro muretto ghiacciato (max 85°). Sosta piegando a sinistra dopo esser sbucati oltre al muro. Di qui è possibile calarsi in corda doppia fino al fondo della goulotte.

Altra possibilità è provare ad uscire in vetta proseguendo verso l’alto, condizioni permettendo (buon innevamento stabile e condizioni sicure sul pendio; NO dove passa la via normale di salita e discesa): di qui in poi il percorso non è attrezzato come in precedenza. Si prevedono due tiri su neve o ghiaccio (50°-60°) per uscire in cresta e altrettanti per la vetta.

Stretto stretto!
Stretto stretto!

Discesa: corda doppia dalla quarta sosta; via normale al Mont Blanc du Tacul per l’uscita in vetta; in inverno o primavera possibilità di scendere con gli sci fino a Montenvers o a Chamonix a seconda delle condizioni di innevamento, altrimenti ritorno a piedi all’Aiguille du Midi e discesa in funivia.

Uscendo dall'Aiguille du Midi nella grotta di ghiaccio
Uscendo dall’Aiguille du Midi nella grotta di ghiaccio

Considerazioni personali

Era l’inverno 2016-17 quando sognavo di poter iniziare ad arrampicare su ghiaccio e non potevo permettermelo perchè non potevo rinunciare al lavoro invernale per un corso e per divertirmi. Passano i mesi e sopraggiunge qualche fortunato giro di volta e nel dicembre 2017 ho la possibilità di tentare la prima cascata. Quel giorno non avrei mai potuto immaginare che nei mesi seguenti sarebbero seguite svariate esperienze su ghiaccio, di cui un utilissimo corso con gli amici di Valloriate. Già quando tornammo la settimana prima di Pasqua su Pineta Nord, cascata della Valle Varaita che fu la prima su cui provai in dicembre, la giornata era inaspettata e apprezzai molti cambiamenti. Portavo con me le picozze tecniche di un caro amico che aveva abbandonato l’arrampicata su ghiaccio da poco e me ne sentivo onorata, allo stesso tempo desideravo farle tornare a ciò che avevano sempre fatto, per quanto consapevole di essere solo all’inizio. Insomma, avrei fatto il possibile. E’ stato come un passaggio di testimone del quale non mi sento all’altezza.

Al di là delle cascate si apre il sogno delle vie in ambiente. Ancora con tanta fortuna arriva il momento dell’iniziazione ed avviene ai piedi del Monte Bianco. Triangle du Tacul, dirimpetto l’Aiguille du Midi, nel principio di una delle lunghe vie che raggiungono il tetto d’Europa, quella dei tre monti. Goulotte Cheré, un nome che ha fatto più volte capolino nei discorsi dei mesi precedenti, proprio perché una delle vie migliori per entrare in quel mondo, pur non significando mai banalità. Crollo di seracco che passa ai nostri piedi appena un centinaio di metri più sotto, lambendo gli zaini lasciati all’attacco, docet. Con me una gran voglia di scalare e quelle belle picozze, quasi come un portafortuna eppure l’attrezzo indispensabile alla salita. Poi la sorpresa di sentirsi incredibilmente bene, in forma, con una vivacità di corpo e di spirito, consapevoli che il sacrificio dell’allenamento porta i suoi frutti. Respirare quell’aria fine senza nessuna sofferenza, guardarsi negli occhi con i compagni di cordata e ritrovarsi a concordare sull’essere a casa quassù più che nelle città che ci tengono prigionieri nelle settimane lavorative. Questo è il nostro ambiente prediletto, che se lo si guarda di lontano sembra tanto repulsivo, eppure noi tanto lo amiamo ed ogni volta che torniamo a valle già sospiriamo di poter risalire ancora.

Grandes Jorasses e Dente del Gigante
Grandes Jorasses e Dente del Gigante

Curiosità

Cos’è una goulotte? Si definisce goulotte una formazione nevosa o ghiacciata all’interno di camini o diedri rocciosi, troppo stretta e ripida per essere sciata (si parla altrimenti di couloir e di canale). Le tecniche di progressione in una goulotte appartengono a quelle dell’arrampicata su ghiaccio, nella quale si utilizzano picozze e ramponi, attualmente appositamente studiati ad hoc per l’attività tecnica alla quale sono destinati. Le picozze hanno forma e bilanciamento diverso da quelle utilizzate nell’alpinismo classico ed i ramponi prevedono uno sviluppo particolare delle punte frontali. Mentre un tempo si progrediva intagliando dei gradini e progredendo fianco a monte, grazie all’evoluzione dei materiali si è potuta sviluppare la progressione frontale su ghiaccio che ha permesso ancora una volta di oltrepassare i limiti di ciò che si credeva possibile, permettendo quindi di affrontare pendenze estreme, grandi verticalità ghiacciate e addirittura formazioni strapiombanti. L’attuale tecnica di salita, detta piolet traction, ha notevolmente cambiato il mondo dell’arrampicata su ghiaccio.

Rientro all'Aiguille du Midi
Rientro all’Aiguille du Midi

 

 

Stefania Lovera

Stefania Lovera

Vive in Valle Stura, dove si occupa di piccolo artigianato. Fin da piccola innamorata delle terre alte e di scrittura, ha un approccio spirituale e filosofico verso la montagna.

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