Rocca Sbarua, Via Normale

Punto di partenza: fraz. Brun, fraz. Dairin o loc. Crò di Talucco (TO)

Difficoltà: 3c, via attrezzata con spit 10mm distanziati 3-4 metri, soste 2 spit con catena e anello per calata

Lunghezza: 80 m, 4 tiri

Materiale: mezze corde se si intende scendere in doppia; sufficiente corda singola 70 m, 10 rinvii

Apritori: De Servienti, D. Dassano, L.Borgna, 1927

Rocca Sbarua, settore normale
Rocca Sbarua, settore normale

Attacco: da San Pietro Val Lemina si raggiunge in auto l’abitato di Talucco e procedendo oltre si trovano indicazioni per il Rifugio Melano Casa Canada, che conducono a diverse frazioni. Da esse il rifugio dista a piedi tra i 40 e i 30 minuti. Lasciata quindi l’auto in fraz. Brun, fraz. Dairin o località Crò si segue il sentiero segnalato e ci si incammina verso il rifugio. Si raggiunge il Colle Ciardonet e da esso ci si avvicina alle evidenti pareti di Rocca Sbarua, ai cui piedi sorge il rifugio. Per il settore normale si imbocca un ripido sentierino (tacche di vernice rossa) che sale nel bosco a monte del rifugio, alla base delle pareti, sulle quali si trovano delle placchette che indicano i settori. Si segue la freccia per il settore normale, che inizia nei pressi di una croce. Placchette metalliche indicano i nomi delle vie. Si arrampica su gneiss granitoide.

Rifugio Melano e la Rocca
Rifugio Melano e la Rocca

Via:

Via Normale in rosso
Via Normale in rosso

L1: si sale su placche, 3c;

Attacco del primo tiro
Attacco del primo tiro

L2: si sale dapprima in una fessura e poi a ridosso dello spigolo, poi per placca fino alla catena 3b/3c;

In sosta S1
In sosta S1

L3: si risale l’evidente diedro che parte a sinistra della sosta e si continua fino all’ampio terrazzo della sosta, 3c;

Da S3, in alto il passaggio del gatto
Da S3, in alto il passaggio del gatto

L4: saliti due risalti si percorre la fessura obliqua detta “passaggio del gatto”, proprio per il fatto che viene solitamente percorsa gattonando al suo interno, 3c.

Discesa: in corda doppia sulla via o lungo il sentierino, a tratti attrezzato, che riporta alla base della parete (opzione consigliata, soprattutto se altre cordate stanno salendo sulla via).

La parete vista dal sentiero
La parete vista dal sentiero

Considerazioni personali – E’ una grande giornata a prescindere da qualsiasi possibile risultato o traguardo: l’annuncia uno zaino ben preparato prima di andare a dormire, che giace silenzioso sul pavimento: moschettoni, rinvii, fettucce, cordini, corda… Due paia di scarpette, due imbraghi, due caschi. Questo significa una cosa sola: finalmente non sarò solo io a partire. Ci aspetta un luogo storico, Rocca Sbarua, dove grandi uomini hanno tracciato le loro belle vie, specchio delle loro visioni, sugli appicchi di granito che si innalzano dal bosco. Si torna così in quel flusso nomade, errante, che per anni mi ha indotto al movimento, si prende il volo per spingersi un po’ più lontano da casa, alle pendici di altre montagne. Mentre lui già dorme io sogno ancora ad occhi aperti, passano nella mia mente le idee e le immagini di una settimana di propositi, tremolano come le ultime foglie i dubbi. Sul far del giorno non mi sembra vero di partire realmente e di essere con colui che più di tutti ho desiderato al mio fianco e all’altro capo della corda in questi mesi. E’ così per tutto il viaggio, lungo il sentiero, sorseggiando un caffè in rifugio ed infine alla base della parete, ma finalmente realizzo la concretezza di tutto quando alla prima sosta lui mi raggiunge e ci stringiamo la mano. Mi siedo poco più in là, con quella composta felicità che mi prende contemplando il mondo da certi suoi angoli meno comuni e mi gusto il tiepido sole e il panorama dominato dal profilo severo del Monviso. E continuiamo a salire. Gratitudine.

Un'idea di pace
Un’idea di pace
Stefania Lovera

Stefania Lovera

Vive in Valle Stura, dove si occupa di piccolo artigianato. Fin da piccola innamorata delle terre alte e di scrittura, ha un approccio spirituale e filosofico verso la montagna.

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