Anello Chiotti, Alpe Chastlar, Santuario di San Magno – VALLE GRANA

 

Data: 14 ottobre 2018

Partenza e arrivo: Chiotti di Castelmagno (1524 m)

Quota massima: Alpe Chastlar (1880 m)

Tipo di percorso: ad anello

Dislivello: 356 m circa

Durata: 3,5 hrs circa (soste incluse)

Difficoltà: E

NOTA: seguendo il tracciato GPS vi troverete ad affrontare, poco sopra il Pilone di Santa Margherita, una buona parte di percorso su sentieri ben visibili ma non segnati da tacche o altre indicazioni, che richiedono pertanto una qual certa capacità di orientamento. Se non vi sentite sicuri su questo tipo di sentiero, seguite sempre le tacche bianco-rosse che indicano il Cammino di San Magno e non avrete problemi.

Indicazioni: risalire la Valle Grana ed entrare in borgata Chiotti (svolta a destra). Parcheggiare nello spiazzo sulla destra poco oltre la chiesa di Sant’Anna.

Sentiero con selciato oltre Chiotti
Sentiero con selciato oltre Chiotti

Domenica d’ottobre, nebbie basse e aria frizzante. L’alta Valle Grana ci sembra una scelta quasi obbligata con questo clima suggestivo, ed è pure parecchio che manchiamo da quelle montagne. Ci avviamo perciò alla volta di Castelmagno, decisi a tentare un giro ad anello mai percorso primo. Giunti a Chiotti (1524 m) lasciamo l’auto nel parcheggio della borgata e seguiamo l’asfaltata fino alla graziosa piazzetta con pilone votivo; di qui svoltiamo a sinistra, sempre su asfalto, e con una decisa salita giungiamo, dopo un tornante, ad un sentiero sterrato (paline, tacche bianco-rosse). Imboccando il sentiero continuiamo a salire in fretta, costeggiando le ultime propaggini di Chiotti. In pochi minuti arriviamo ad un bel punto panoramico, con ottima vista sulla Rocca Cucuja (2144 m).

Osservando con attenzione il sentiero che stiamo percorrendo notiamo tracce di selciato, e veniamo colti dall’improvvisa consapevolezza di trovarci su un percorso veramente antico. Questo sentiero in effetti fa parte del Cammino di San Magno, una rete di sentieri recuperati di fresco che permette di ripercorrere le strade di comunicazione tra diverse borgate di Castelmagno, da Nerone fino al Santuario di San Magno. Si tratta dei sentieri utilizzati sia dai pellegrini diretti al Santuario che dai montanari per le loro attività quotidiane. Difficile datare queste vie, ma pensiamo di non esagerare ipotizzando che alcuni tratti possano risalire alla fine del 1600/inizio 1700. Abbiamo più che mai la sensazione di trovarci a ricalcare i passi degli antenati, anche se con ogni probabilità nessun nostro antenato di sangue è mai passato da qui.

Pilone di Santa Margherita
Pilone di Santa Margherita

Proseguiamo il cammino incrociando una macchia di conifere, usciti dalla quale in breve siamo al Pilone di Santa Margherita (0:20 h, 1627 m). Il pilone mostra ancora le tracce dei motivi decorativi che lo arricchivano, ed all’interno è tuttora visibile il ritratto della santa; le condizioni generali del pilone sono tuttavia piuttosto gravi, ed inducono ad una riflessione su quanto del patrimonio artistico alpino stia andando a perdersi. Irrimediabilmente? Chissà.

Dipinto di Santa Margherita
Dipinto di Santa Margherita

Con un po’ di amarezza riprendiamo a camminare, addentrandoci nuovamente in tratti di boscaglia in cui il sentiero si fa a tratti incassato tra le rocce. Le tacche bianco-rosse ci guidano, e anche se talvolta sono di difficile individuazione a causa della ricca vegetazione, il percorso è molto intuitivo: perciò non c’è proprio il rischio di perdersi. Quando la vegetazione si fa più rada, grazie anche all’ulteriore salita, riusciamo ad osservare il Chastlar in tutta la sua imponenza rocciosa. Qui la Natura si è davvero sbizzarrita a creare rocche e formazioni di roccia dalla forme più disparate, alternate ad un fitto bosco di conifere. Incuriositi da una di queste formazioni che notiamo sulla sinistra del nostro percorso, decidiamo di abbandonare per un momento il sentiero segnato e seguirne uno altrettanto ben visibile ma primo di tacche. Lo seguiamo per un quarto d’ora circa, notando che è stato utilizzato di fresco dai malgari, fino a ricongiungerci, dopo una brusca svolta a destra, al Cammino di San Magno.

Vista sul Chastlar
Vista sul Chastlar

Siamo ormai fuori dalla boscaglia, e la salita procede decisa su pendii erbosi. Sappiamo che la meta è il poggio di cui si intravedono le propaggini poco sopra di noi, e guidati dalle pietre segnate lo raggiungiamo. Di qui il panorama si aprirebbe verso la bassa valle, ma date le condizioni atmosferiche ci accontentiamo dei giochi di nebbie vecini a noi. Una svolta a sinistra, ed aggirando la sommità del Chastlar un ultimo tratto di salita ci conduce alle praterie dell’Alpe Chastlar (1880 m). Il Monte Crocette (2194 m) ci osserva tra le nubi, e lo sguardo non incontra altro che montagne, abeti, rocce e rapaci che sorvolano i prati.

Vista sul Monte Crocette arrivando all'Alpe Chastlar
Vista sul Monte Crocette arrivando all’Alpe Chastlar

Nessuno a parte noi si è avventurato qui oggi, ed ora che il sentiero incrocia la carrareccia pianeggiante ci concediamo di rallentare il passo ed assaporare appieno il momento. Facciamo una piccola sosta presso la baita della malga, dove incrociamo un cacciatore solitario di rientro dalla battuta domenicale. Insieme a due ragazzi al Santuario, sarà una delle tre persone incontrate oggi. Anche questo ci fa pensare: per mantenere vivi i sentieri riaperti con tanto sforzo, questi andrebbero percorsi; tuttavia, parte del fascino della Valle Grana è anche questo suo essere fuori dalle rotte del grande turismo, e non solo nella stagione fredda. Dettagli su cui riflettere.

Vista sul Chastlar dall'Alpe
Vista sul Chastlar dall’Alpe

Superata la malga, seguiamo la carrareccia che scende tranquillamente verso il Santuario, fino a che non individuiamo, sulla sinistra, una traccia di sentiero che permette di arrivare al punto panoramico poco sopra il Santuario di San Magno (edificio: 1760 m). Decidiamo di tagliare da qui per poter osservare meglio l’imponente struttura; per quante volte la si veda, è sempre impressionante. Pensate che effetto poteva fare ai pellegrini di un tempo, abituati a costruzioni ben più modeste dei condominii che sbarrano gli orizzonti delle nostre città!

Castelmagno Santuario di San Magno
In discesa verso il Santuario di San Magno

Attraversato lo spiazzo di fronte al Santuario riprendiamo il sentiero in prossimità del pilone poco sotto la chiesa (paline), scendendo ad un rio e proseguendo in discesa fino a giungere alla parte alta della borgata Chiappi, Lou Sarét (1720 m). Seguendo le indicazioni Cammino di San Magno/Campomolino ci addentriamo nella borgata, affascinati dalle case splendidamente recuperate e davvero antiche. Incrociamo la strada asfaltata che attraversiamo per scendere alla parte bassa di Chiappi, La Ruà (1620 m), in corrispondenza della chiesa di San Sebastiano.

Poco sotto la chiesa una svolta a sinistra ci porta di fronte ad un’abitazione, dove seguiamo la strada a destra (a sinistra si risale sulla Provinciale); superiamo le ultime abitazioni di Chiappi e, dopo una curva a sinistra, ci troviamo su una piacevole sterrata pianeggiante parallela al corso del torrente Grana. La seguiamo, superando dopo qualche centinaia di metri un pilone votivo dedicato a San Magno in prossimità di un ponte; qui la strada si fa sentiero, e ci porta in breve a reincrociare la provinciale in località Pian delle Basties.

Qui individuiamo sulla destra le indicazioni per riprendere il Cammino di San Magno, leggermente in discesa; un ultimo sforzo ed eccoci di fronte al Pilone di Sant’Anna, alta vedetta di Chiotti. Superiamo il pilone e raggiungiamo la chiesa, anch’essa dedicata a Sant’Anna, degna propaggine del Santuario quanto a magnificenza. Girandole intorno (cimitero sulla destra) raggiungiamo con un’ultima discesa la strada principale di borgata Chiotti, proprio di fronte al parcheggio.

Conclusioni: sarò di parte perché amo questi luoghi, ma per me una mezza giornata in Valle Grana con la nebbia sottile dell’autunno che avvolge, nasconde ed al tempo stesso svela, non ha prezzo. L’anello proposto è semplice, adatto a camminatori mediamente allenati, e permette di assaporare appieno le atmosfere incantate di questa piccola, meravigliosa valle.

 

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Valentina Pontolillo
Informazioni su Valentina Pontolillo 6 Articoli
Amo la montagna, il suo ambiente, la sua cultura e le sue tradizioni; mi appassionano in modo particolare gli aspetti storici e folkloristici dei luoghi che visito.

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