Arbou d’la Moutta, B.ta Mutta Soprana, B.ta Brunetti – Valloriate, VALLE STURA

  • Data: 25 agosto 2018
  • Partenza e arrivo: bivio per Brunetti/Arbou d’la Moutta
  • Tipo di percorso: classico (andata/ritorno)
  • Durata: 2 h c/a (soste incluse; senza fermarsi a visitare le borgate 1 h c/a)
  • Difficoltà: T (si consigliano calzature adeguate a percorsi sterrati)

Indicazioni: risalire il vallone di Valloriate fino alla frazione Molino, subito prima della quale si svolta a destra in direzione Bardenghi (cartello turistico Arbou d’la Moutta). Dopo un’immediata seconda svolta a destra proseguire lungo l’asfaltata fino ad individuare, sulla sinistra, il bivio su strada sterrata per Brunetti ed il castagno secolare (cartelli). Lasciare l’auto in uno degli spazi lungo la strada (circa 700 m dopo il bivio, sulla sinistra, in una curva, c’è uno slargo piuttosto grande, in corrispondenza di un rio; qui si possono parcheggiare almeno un paio di veicoli lasciando anche spazio sufficiente a chi eventualmente dovesse accostare causa incrocio tra due vetture).

Da anni desideravamo visitare il castagno secolare di Valloriate, l’ormai leggendario Arbou d’la Moutta (Albero della Mutta, dal nome della frazione più vicina ad esso; il toponimo indica un mucchio di terra che forma una collina). Un sabato che minaccia pioggia ci sembra l’occasione perfetta per una passeggiata tranquilla nei boschi valloriani.

Arbou d'la Moutta
Arbou d’la Moutta

Il percorso che conduce ai piedi di questo gigante si svolge su una bella pista forestale, attraverso boschi di castagno, e permette anche di visitare alcune interessanti borgate abbandonate. Il primo pezzo di strada sterrata è pressoché pianeggiante, ma conosciamo bene i boschi di Valloriate e le strade che li attraversano, perciò non ci stupiamo di trovare presto delle brevi rampe di salita alternate a pezzi più in piano. La camminata è più che piacevole: il bosco è fresco, umido per le recenti piogge, profumato e pieno di vita, in questa stagione. Osserviamo i ricci dei castagni ormai quasi pronti a liberare i loro deliziosi frutti, respiriamo l’aroma terroso dei funghi, notiamo le prime foglie dorate sulle betulle, e realizziamo che davvero l’autunno è alle porte.

In breve, dopo circa 15 minuti dal bivio, raggiungiamo una frazione inghiottita dal bosco, sulla destra: Brunet (Brunetti). Un’unica casa ristrutturata già da tempo spicca, in giallo, tra le rovine della borgata. Indecisi se tentare o meno di visitare la borgata, decidiamo di proseguire fino al castagno fintanto che non piove, ed eventualmente esplorare la borgata al rientro. Seguiamo quindi la strada principale, ignorando il bivio sulla destra che ci porterebbe dentro Brunet.

Non passa molto, una decina di minuti, e notiamo sulla sinistra un paio di castagni di dimensioni notevoli; ci troviamo evidentemente in un punto di bosco molto antico. Non ci stupiamo, quindi, nel giungere subito dopo in vista dell’Arbou d’la Moutta, anche lui sulla sinistra, leggermente più in basso rispetto alla strada (30 min c/a dall’inizio, cartelli). Che creatura maestosa! Un tronco da 7,50 m di circonferenza per 24 m di altezza e 18 m di chioma. Davvero un gigante, il signore di questi boschi. Avvicinarsi al suo tronco e toccare con mano tanti secoli di vita (si ipotizza possa avere addirittura 500 anni) è emozionante. Pensare alle vite che sono passate sotto la sua chioma, a tutte le creature che si sono sfamate grazie alle castagne dei suoi boschi, fa un certo effetto. Davvero, ci si sente piccoli.

Borgata Moutta Souberana - Canonica
Borgata Moutta Souberana – Canonica

Riprendiamo il nostro cammino sulla strada principale in direzione Moutta Souberana (Mutta Superiore), sita a pochi minuti dal castagno. Sappiamo che da qualche parte nel bosco si nasconde la Soutana, ma in questa stagione non è individuabile né tantomeno raggiungibile. In breve notiamo, sulla destra, un pilone votivo imbiancato dedicato a Sant’Anna (Piloun ‘d Sant’Ana). Poche decine di metri in lieve salita ed eccoci alla borgata. Il primo edificio che ci dà il benvenuto è la canonica della cappella dei santi Anna e Maurizio (fontana). Questa struttura ospitava un tempo la scuola della borgata, una delle tre di Valloriate; le altre erano all’Eral, Airale (“l’aia”), ed al Sapé Souberan (“l’abetaia superiore”). La costruzione della cappella risale al periodo tra luglio e settembre 1783, ed è ancora ben conservata, grazie anche ad un recente restauro.

Borgata Moutta SouberanaChapéla ‘d Sant’Ana

Seguendo il sentiero che passa a fianco della costruzione giungiamo di fronte alla cappella, sulla cui facciata possiamo osservare i dipinti dei santi cui è dedicata. Da qui ci addentriamo in quello che resta della borgata; affascinante, subito alla nostra sinistra, una baita completamente ricoperta di edera. Il trionfo della natura rigogliosa, la bellezza nei luoghi dell’abbandono.

Borgata Moutta Souberana - Chapéla 'd Sant'Ana
Borgata Moutta Souberana – Baita

A destra si notano alcune case (o resti di case) che permettono di osservare le soluzioni architettoniche tipiche di queste zone. Poco oltre il gruppetto di abitazioni il sentiero torna strada sterrata e va a congiungersi con l’asfaltata che sale fino a Quiot (Chiotti). Se capitasse di passare da qui, L’Arbou d’la Moutta si potrebbe raggiungere in appena 10 minuti – magari di ritorno da un’altra gita.

Borgata Moutta Souberana - Baite
Borgata Moutta Souberana – Baite

Noi torniamo sui nostri passi, decisi ad osservare più da vicino sia il pilone che Brunetti, ignorati durante la salita. Riattraversiamo quindi la borgata e scendiamo nuovamente nel bosco, scorgendo dopo poco, sulla sinistra, i resti di un sentiero che conduce al Piloun ‘d Sant’Ana. Lo raggiungiamo, incuriositi dalla sua forma insolita, a tronco di piramide, come ben spiegato nel cartello esplicativo in borgata. Dallo stesso cartello abbiamo appreso che il pilone era già presente nel 1867, perciò benché non se ne conosca la data di costruzione abbiamo la certezza di trovarci di fronte ad un’opera antica. Come letto poco prima, nei pressi del pilone trovò la morte, il 2 marzo 1945, il partigiano Giovanni Gallo dei Quiot. Sorpreso dai tedeschi presso la borgata natia, fu colpito ed inseguito fino al pilone, dove aveva tentato di trovare riparo, e qui ucciso. Notiamo, per un momento vinti dalla malinconia, la presenza di fiori di ortensia appassiti da poco nel vaso ai suoi piedi. I custodi della montagna ancora vegliano sui simboli della spiritualità popolare.

Borgata Moutta Souberana - Pilone di Sant'Anna
Borgata Moutta Souberana – Pilone di Sant’Anna

Ritroviamo la pista forestale e la ripercorriamo per 15-20 minuti circa, fino ad incrociare, di nuovo sulla sinistra, un’altra strada leggermente più stretta. Seguiamo questa, fiduciosi che sia quella che pensavamo, all’andata, potesse condurre a Brunet, e così è.

Borgata Brunet - Interno di una baita
Borgata Brunet – Interno di una baita

Brunetti si rivela una bella sorpresa; le case sono tutte diroccate, a parte un paio di cui sono state ristrutturate alcune parti, ad occhio parecchio tempo fa. Se trovare borgate in questo stato lascia sempre un po’ di amaro in bocca, è pur vero che proprio il loro stato offre la possibilità di vedere da vicino come erano costruite le baite, e con un po’ di attenzione si possono ancora scorgere oggetti di uso quotidiano tra le pietre dei muri caduti. Alcune case hanno le porte aperte e possiamo osservarne gli ambienti interni; dato lo stato delle strutture preferiamo non azzardarci ad entrare, rimanendo sull’uscio, come gli ospiti non invitati che siamo.

Borgata Brunet - Interno di una baita
Borgata Brunet – Interno di una baita

Con un po’ di difficoltà a causa della vegetazione fitta seguiamo il sentiero che scende tra le case, notando come in alcuni tratti siano ancora visibili le pietre del selciato. Restiamo colpiti dalla relativa grandezza della borgata: da sotto, con il fitto del bosco a proteggerla, sembrava molto più piccola, ma attraversandola contiamo almeno una ventina di case. Giungiamo all’abitazione posta più in basso, quella dipinta di giallo che avevamo notato all’andata, e da qui ritroviamo la pista forestale che ci riporterà al punto di partenza lungo la via già percorsa.

Conclusioni: la passeggiata descritta è molto rilassante, adatta anche a persone poco allenate e non abituate a camminate più impegnative. I luoghi interessati dal percorso sono completamente ignorati dal turismo di massa, come tutto il vallone di Valloriate. Sono boschi antichi, ben più antichi delle borgate che al loro interno sono sorte e ora sono sepolte; vanno pertanto avvicinati con il dovuto rispetto, e con l’animo disposto a farsi colmare della loro antica bellezza.

 

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Valentina Pontolillo
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Amo la montagna, il suo ambiente, la sua cultura e le sue tradizioni; mi appassionano in modo particolare gli aspetti storici e folkloristici dei luoghi che visito.

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