Balcone di Marta e Cima Marta, Fortificazioni del Vallo Alpino – FRANCIA

   

Distanza  totale percorsa: 19 km circa

Dislivello totale:  700 mt circa

Partenza e arrivo: Baraccamenti di Marta, Briga Marittima – FRANCIA

Note tecniche: partendo da Cuneo, percorre tutta la Valle Vermenagna, superare il tunnel di Tenda e raggiungere su D6204 la località la Brigue o Briga Marittima, svoltando a sinistra prima dell’abitato di St-Dalmas-de-Tende su D43. Svoltare poi a destra su strada sterrata D143. Superare il Colle Linaire e proseguire sempre su sterrata fino a raggiunger i resti di un complesso di casermette, ovvero le Caserme di Marta. E’ ovviamente necessario un fuoristrada. Per la visita alle Opere del Vallo Alpino munirsi di sufficiente mezzi di illuminazione ed adeguato vestiario.

Storia: all’angolo sud-ovest di Cima di Marta (2138 mt) è situato il Barcone o Balcone di Marta. Alla fine del XIX secolo l’area della Marta ebbe una notevole valenza strategica. Le maggiori fortificazioni nacquero però negli anni Trenta con la realizzazione delle Opere del Vallo Alpino. Queste nel 1939 ebbero l’onore di ricevere la visita del principe Umberto di Savoia. Non furono però coinvolte in combattimenti. Alla fine del 1943 le Opere furono abbandonate e con la rettifica del tracciato del confine disposta con il trattato del 1947 passarono in territorio francese.

Caserme di Marta all'alba
Caserme di Marta all’alba

Si parte per questa nuova avventura; un po’ di strada “normale” asfaltata ed un po’ di sterrato, oggi non ci facciamo mancare nulla.

Raggiungiamo i baraccamenti di Marta ed abbandoniamo il super-mezzo che ci ha permesso di arrivare fin qua.

 

A piedi decidiamo dapprima di raggiungere la Cima Marta (2137 mt) mentre sta albeggiando: questa mattina i colori sono stupendi e riescono a catturare tutta la nostra attenzione. Tutto intorno a noi è talmente bello che raggiunta la vetta, non riusciamo a smettere di scattare foto.

Cima di Marta
Cima di Marta

Alla fine saranno tutte praticamente uguali, ma stupidamente vogliamo immortalare l’alba in questa giornata che pare essere iniziata nel migliore dei modi! Sulla cima è presente un punto trigonometrico  e da quassù ci godiamo il panorama sulle Marittime e sulle Alpi Liguri.

Centro Rionard e Cima Marta
Centro Rionard e Cima Marta

Iniziamo a scendere e ci dirigiamo verso le Baisse de Gereon; sulla sinistra della strada militare Caserme di Marta- Batteria del Barcone  perveniamo al Centro Rionard, una piccola opera.

Centro Rionard
Centro Rionard

Entriamo da un malloppo in calcestruzzo, percorriamo delle scale e troviamo sulla nostra sinistra una latrina e poi al fondo del corridoio sulla destra  il locale ventilatore, il ricovero e la riservetta.  Scendendo altri gradini perveniamo al malloppo binato delle mitragliatrici: una diramazione ci porta a destra all’Arma 1 ed a sinistra all’Arma 2. Su entrambe le pareti presso l’Arma 1 e 2 si possono ancora leggere le coordinate di tiro predisposte.

Usciamo dall’Opera e proseguiamo sulla strada militare: arriviamo nei pressi di una casermetta e proseguiamo fino a raggiungere il Balcone di Marta (2122 mt). Qui è presente un ripetitore che a dire il vero rovina un po’ il paesaggio, in ogni caso da quassù è visibile l’ingresso secondario della Batteria 605.

Balcone di Marta
Balcone di Marta

Riscendiamo di qualche metro e perveniamo ai due accessi della Batteria 605: ingresso fanteria a sinistra e vicinissimo, a destra l’ingresso Artiglieria. Si tratta praticamente di due gallerie di accesso al grande e famoso complesso sotterraneo del Balcone di Marta: entriamo da sinistra, e sembriamo dei bambini talmente siamo emozionati.

A sinistra troviamo subito il locale che ospitava il serbatoio della benzina per il gruppo elettrogeno, ora pieno di acqua, a destra le latrine e la riservetta munizioni, poco più avanti il locale del gruppo elettrogeno.

Percorriamo un corridoio e svoltiamo a destra, perveniamo alla camerata munita di varie rastrelliere per le armi ed a una nicchia in cui erano poste le apparecchiature di ventilazione; successivamente svoltando a destra raggiungiamo un corridoio munito di binari,  dei ripiani utilizzati per appoggiare i serbatoio dell’acqua ed un locale sulla sinistra in cui un tempo doveva essere presente il gruppo elettrogeno.

Il locale riserva acqua visto verso Ingresso artiglieria
Il locale riserva acqua visto verso Ingresso artiglieria

Poco dopo ci troviamo all’ingresso Artiglieria; ritorniamo indietro e tenendoci sempre sulla destra raggiungiamo una galleria “di servizio” da cui parte il primo corridoio per la casamatta numero 1 e successivamente altri tre che conducono alla casamatta 2, 3 e 4. Quasi di fronte alle prime tre, sulla sinistra, troviamo il deposito munizioni.

Particolare interessante è che nella seconda casamatta, oltre a essere ancor presenti sul pavimento le rotaie, la piastra della corazzatura è munita di una lastra metallica: quest’ultima serviva per chiudere la feritoia.

A questo punto seguiamo le indicazioni sul muro C. 35 bis. Un lungo corridoio in discesa e poi delle ripide scalinate.  A destra vediamo il locale “rigeneratore di aria” con un vecchio gruppo filtri, più avanti un’ interessante porta stagna, di quelle che ho sempre desiderato vedere, infine una scalinata che porta alla postazione Arma 1.

Porta a tenuta stagna
Porta a tenuta stagna

La casamatta è impressionante:  equipaggiata da una piastra di notevoli dimensioni e spessore, presenta ancora il tubo con i raccordi per la distribuzione dell’aria alle maschere dei serventi. A destra del corridoio centrale perveniamo invece ad una camerata e poi alla postazione Arma 2. Proseguiamo la discesa. La scala è composta da numerose rampe intervallate da pianerottoli al centro dei quali è ancora presente una lampada per l’illuminazione.

Scale di collegamento
Scale di collegamento

Raggiungiamo una latrina: la tazza è stata asportata, poi ci dirigiamo verso destra, dove sul muro compare la scritta Ing. Attivo che sta per ingresso attivo: altri gradini e perveniamo finalmente alla finestra garitta mobile.

Finestra garitta vista dall'esterno
Finestra garitta vista dall’esterno

L’avevamo vista dai Balconi di Marta e questo aveva reso l’idea della grandiosità di questa fortificazione. Chissà quanto uomini e per quanto tempo avranno dovuto scavare… impressionante!

Castello di Marta con a sinistra la postazione dell'Arma 3 ed a destra l'ingresso attivo del centro 35
Castello di Marta con a sinistra la postazione dell’Arma 3 ed a destra l’ingresso attivo del centro 35

Ritornati al corridoio centrale sulla sinistra raggiungiamo l’Arma 3 la cui casamatta non è dotata di piastra, poi  sempre dal corridoio centrale, più avanti, andiamo a vedere l’Arma 1, superando prima una camerata. Non ci resta che l’Arma 2 che raggiungiamo dopo esser pervenuti ad una porta antisoffio stagna.

Io non riesco a smettere di guardarmi attorno, cercando di fissare nella mente anche i più piccoli particolari. Infatti, anche se per uscire dall’Opera 35 e 35 bis e dalla Batteria 605 di Marta, ripercorriamo la strada appena compiuta, mi soffermo ancora, ad esempio, ad esaminare l’impianto elettrico, a provare ad aprire e chiudere quelle porte stagne  molto simili a quelle delle navi.

Usciamo e decidiamo di visitare il Centro 36 che si trova poco sotto i balconi di Marta.

Centro 36
Centro 36

L’ingresso è tra i muri di contenimento ed attraverso delle rampe di scale arriviamo al malloppo che si trovava proprio sopra all’ingresso. Vediamo poi il locale ” gruppo elettrogeno”, la “cucina”, la camerata con rastrelliera,  la zona “ventilatore”  e quello dei “serbatoi acqua”.

L’Opera è praticamente costituita dal 3 postazioni per mitragliatrice in casamatta.

Prima di raggiungere l’auto, facciamo ancora una perlustrazione al Centro Claudio , più piccolo del centro 36, ma anch’esso costituito da 3 postazioni per mitragliatrice.

Tramonto dal Balcone di Marta
Tramonto dal Balcone di Marta

La giornata è volta purtroppo al termine. La Batteria 605 collegata internamente e direttamente con le altre due Opere poste a differenti livelli altimetrici, il Centro 35 ed il Centro 35 bis, è davvero notevole. Se non si ha l’occasione di vederla direttamente con i proprio occhi è difficile immaginarsela. Lo sviluppo sotterraneo, le ripide scale ed i vari cunicoli che permettono di percorrere 115 metri di dislivello, rendono questo complesso veramente la più grande Opera del Vallo Alpino Occidentale.

 

 

 

 

 

 

Erika Ambrogio
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Amo gli animali, la natura e tutto ciò che ha a che fare con la montagna.

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