Camoglieres: Via Ferrata – VALLE MAIRA

Ponte tibetano

Punto di partenza e di arrivo: Camoglieres, Macra (CN)

Musica gitana ed un cielo coperto che si squarcia: la giornata inizia così, godendo di questi piccoli piaceri mentre la strada scorre al di sotto. Il grigio dell’aria e il pallore delle montagne fanno perdere il senso del tempo; è più tardi di quanto appare. Verso est, sotto le nubi giace una languida linea rossastra. Poi, volgendo verso Caraglio e Dronero lo spettacolo: le montagne lontane si vedono nitidissime, avvolte nel rosa del sole mattutino. Nomen omen est: il Monte Rosa sfavilla del suo colore. Inoltre la Valle Maira promette sole.

L’obbiettivo di oggi è la via ferrata di Camoglieres. Non mi addentrerò né qui né ora in disquisizioni filosofiche sulle vie ferrate, pur essendone un po’ tormentata. Oggi il desiderio era verticale e questo è stato il modo di placarlo almeno un po’, approfittando di una splendida giornata invernale soleggiata. Senza considerare il grande piacere intimamente personale di ritornare in Valle Maira, che si accende dal passaggio sul ponte di Dronero e contemplandone la curvatura.

Oggi qualche indicazione più specifica e meno romantica è d’obbligo. Risalendo la Valle Maira dall’abitato di Dronero, si raggiunge il villaggio di Camoglieres, con una ripida stradina che parte a destra poco dopo Lottulo. Da qui la via ferrata è indicata molto chiaramente tramite cartelli e segni gialli. Impossibile perdersi. Un sentiero porta in pochi minuti all’attacco della ferrata.

Lo sviluppo totale è di 330 metri, di cui 270 circa di ferrata effettiva. Alla fine si raggiunge la cima della Crocetta Soprana (1320 mt slm), dove si trova infissa una croce metallica e una cassettina col libro di vetta. Il tempo di percorrenza è stimato sulle 3.00 h, ma può essere anche inferiore. La via ferrata è accessibile tutto l’anno, anche d’inverno in assenza di neve sulle basse quote, grazie anche all’esposizione in pieno sole. Un rinvio o una fettuccia sono utili per aiutarsi nei cambi dei moschettoni, per riposare le braccia o magari anche prima di mettersi a scattare foto… Naturalmente serve tutta l’attrezzatura da ferrata.

Prima parete dall'attacco della ferrata
Prima parete dall’attacco della ferrata

Il percorso, solitamente classificato come D – difficile, si suddivide in tre settori. Sono presenti inoltre un ponte tibetano e tre vie di fuga che conducono al sentiero di discesa. La via è attrezzata con abbondantissimo ferro. Il primo settore è costituito da una parete verticale, a tratti leggermente strapiombante. E’ una specie di battesimo del fuoco. Ricordo la bellissima sensazione della prima carezza del sole dopo la partenza in ombra, i pini al di sotto, quasi come un immenso tappeto, il cielo terso al di sopra, solcato di qualche lembo di bianco; da quel momento la luce e un quasi inaspettato tepore mi hanno accompagnata fino in cima. Giunti al di sopra della prima parete, un tratto di sentiero conduce alla seconda, che comprende tratti verticali e tratti di traverso, anche esposti.

Secondo settore
Secondo settore

Dopo il superamento di uno sperone roccioso si perviene alla seconda via di fuga e subito dopo al ponte tibetano, caratterizzato da una campana che accompagna l’intero attraversamento con il suo tintinnio che sa di pascoli estivi.

Ponte tibetano
Ponte tibetano

Di nuovo tramite sentiero si arriva infine all’attacco della terza parte, più simile alla prima: verticalità, strapiombo, traversi esposti.

Terza parete
Terza parete

Si conclude per sentiero fino alla modesta cima, dalla quale si possono contemplare numerose montagne della valle, dall’Oronaye al Chersogno, che fa un po’ da principe dell’orizzonte. Poco sotto la cima parte il sentiero che conduce di nuovo a Camoglieres; il cartello lo si vede facilmente salendo.

E quella musica gitana continua ad accompagnarmi, insieme ad una carovana di pensieri errabondi.

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Croce di vetta

 

 

Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 63 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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