CAPOSALDO VIEVOLA – MUSEO DEL VALLO ALPINO

mitragliatrice modello FIAT/35

 

Storia: il Caposaldo di Vievola fa parte della seconda linea fortificata del Vallo Alpino. Costruito nel 1939 aveva il compito di sbarrare il tratto della S.S. 20 che sale al Colle di Tenda e difendere l’imbocco del tunnel ferroviario. Quest’ultimo infatti, poteva essere usato dal nemico. L’unica soluzione possibile, in quel caso, sarebbe stata far saltare il tunnel dal lato di Limone Piemonte.

Era stata prevista la costruzione di cinque opere, ma in realtà ne vennero ultimate solamente quattro. Le Opere esistenti sono la 257, la 259 e la 260, di tipo 7000 e l’opera 261 in caverna. Quest’ultima venne iniziata nei primi mesi del ‘39 e nel ‘40 non fu portata a termine, anche se venne resa operativa.

Ubicazione: il museo del Vallo Alpino (opera 261) si trova a pochi chilometri da Tenda ed a pochi passi dalla Strada Statale 20 che conduce al Tunnel di Tenda.

 

Pasquetta, il cielo è grigio, un po’ come il mio umore.
Decido quindi di fare una visita al Museo del Vallo Alpino, che ha riaperto proprio il giorno precedente. E’ da tempo che ci voglio andare, per cui è l’occasione giusta.

Giunta nei pressi dell’Opera 261, i componenti dell’ASVAL (Associazione per lo Studio del Vallo Alpino) mi invitano presso il loro “ricovero” dove stanno ultimando i festeggiamenti della Pasquetta. Con mio enorme stupore, vengo accolta nel migliore dei modi: dolci a volontà e sopratutto una dose di buon umore, che in quel piccolo posto pare regnare.

Alcuni dei componenti avevo avuto modo di conoscerli circa un mese prima con la visita del Forte dell’Agaisen e del Fort Suchet detto del Barbonnet. Gli altri sono i loro amici francesi ed italiani.

Dopo circa un’ora di abbuffate e di chiacchiere, ecco che ci avviciniamo al Museo del Vallo Alpino. L’opera 261 è stata recuperata e completamente riallestita con materiali originali, recuperati e restaurati proprio dalla squadra dell’ASVAL.

Davanti a noi le tre casematte e l’osservatorio. Nel frattempo il vento si è alzato ed il colore del paesaggio intorno a noi si è fatto sempre più cupo.

Ci avviciniamo all’ingresso munito di porta garitta: i tre lati che la compongono sono immorsati nel blocco con un telaio ed in quello centrale c’è la porta vera e propria. Dalle tre feritoie, un tempo si posizionava una mitragliatrice, che veniva usata a scopo offensivo.

Ingresso con porta garitta
Ingresso con porta garitta

Entriamo: a destra è presente la latrina. Sulla sinistra il locale deposito dell’acqua che è stato adibito ad ospitare il gruppo elettrogeno. Quest’ultimo forniva energia elettrica, sia alla linea di illuminazione che ad un serie di batterie che servivano come scorta. Sono presenti diverse tipologie di motori, cassette con i pezzi di ricambi dei gruppi elettrogeni ed il serbatoio del carburante. Che avventura i ragazzi dell’ASVAL hanno dovuto affrontare per farcela vedere qui!

motore del gruppo elettrogeno
motore del gruppo elettrogeno

Sulla destra il magazzino viveri, dove è conservato tutto ciò che serviva per cucinare e delle scatolette di cibo. Più avanti la camerata dove è possibile vedere i letti triposto, le coperte dell’epoca, i vari indumenti indossati dagli uomini. In una porzione della camerata è stata ricavata la stanza del comandante, che era anche il locale Posto Comando dell’opera. All’interno è possibile ammirare vari oggetti caratteristici dell’epoca, fotografie e “l’ufficio trasportabile” che si poteva agganciare ai muli durante i trasferimenti.

letti triposto
letti triposto

Nella camerata ci sono talmente tante cose, che non so dove buttare l’occhio per prima. Il cofanetto di sanità, i pacchetti medicanti e vari strumenti che servivano per soccorrere una persona, una cassetta a zaino per accessori e parti di ricambio per mitragliatrice Breda Mod. 37, fucili modello 91 con diverse varianti (quelli con la baionetta già innestata e quelli in cui invece si potevano montare le baionette in dotazione ai soldati), casse per caricatori, posate e tanto altro ancora.

creme e rasoi dell'epoca
creme e rasoi dell’epoca

Al fondo della camerata l’impianto di ventilazione e filtrazione di tipo Cerpelli (di San Bartolomeo di La Spezia), unico impianto di ventilazione esistente e funzionante nel suo contesto originale, ovvero in un opera del Vallo Alpino.

La ventilazione del ricovero avveniva per mezzo di una serie di bocchette di eflusso munite di deflettori e distribuite lungo la parete dove erano presenti i letti a castello. Dalla parte opposta erano situate le tubazioni con prese, per l’espulsione dell’aria viziata.
Nelle camere di combattimento, dove appunto gli uomini usavano le armi, erano presenti delle maschere antigas collegate con un tubo corrugato ad un collettore che faceva capo alla condotta proveniente dall’impianto di ventilazione. Questo permetteva agli uomini di respirare sempre dell’aria pulita. Il sistema di ventilazione veniva azionato da due uomini che ruotavano la manovella con la forza delle braccia. L’impianto di ventilazione era altresì costituito da filtri a carboni attivi. Oltre a decidere se filtrare o meno l’aria, un apposito sistema rilevava lo stato di usura dei filtri stessi.

Impianto di ventilazione tipo Cerpelli
Impianto di ventilazione tipo Cerpelli

Proseguiamo verso le feritoie. Prima delle stesse, in alcune nicchie, è possibile ammirare altre armi ed oggetti. Ad esempio ci sono tre modelli di bombe a mano, i caschi dell’esercito francese e italiano (1940), quello ceco e grego, munizioni varie, proiettili ecc.

Nella postazione armata si trova una delle mitragliatrice più note utilizzate dal Regio Esercito: la mitragliatrice modello FIAT 14/35.
Ogni arma aveva un obiettivo specifico che poteva essere una strada, come per l’opera 261 di Vievola, un sentiero o un passaggio obbligato del nemico. Ogni mitragliatrice sparava quindi in un punto preciso e solamente in un determinato settore. Due mitragliatrici della stessa opera non sparavano mai nelle stesso posto perchè, in tal caso, sarebbe stato complicato organizzare la gestione del fuoco.

Le maschere del 1940 sono, con mio stupore, perfettamente conservate. Su ogni maschera sono scritte tre cose: la taglia, il modello ed il simbolo caratteristico del costruttore.

maschera antigas
maschera antigas

E’ presente inoltre la fotofonica, gioiello tecnologico ma poco funzionante. Il sistema trasformava, tramite un’apparecchiatura situata accanto alla stazione, la parola dei soldati in impulso luminoso infrarosso. Dall’altra opera, con cui si era in comunicazione, questi segnali venivano captati e ritrasformati in parola, che risultava però essere “metallica”. Il sistema era costituito da tre tubi: due più grandi ed uno più piccolo. Quest’ultimo serviva per l’allineamento dei due strumenti che doveva avvenire in modo preciso. Il tubo più grande di destra era utilizzato per inviare il segnale, mentre quello di sinistra per la ricezione del segnale stesso. La fotofonica funzionava male in caso di scarsa visibilità dovuta a condizioni atmosferiche o ai fumi prodotti dall’uso delle armi. La distanza coperta da questo strumento poteva essere di circa due chilometri.

Nell’altra casamatta è presente una mitragliatrice modello FIAT/35, mentre in quella successiva un cannone anticarro da 47/32.

cannone anticarro da 47/32
cannone anticarro da 47/32

Qui sono visibili una serie di oggetti dell’epoca come il tappo di chiusura di una feritoia, casse per le radio, ecc.. Da notare,  i vari modelli di lampade, i colori dei tubi e dei filtri, che ricalcano perfettamente quelli originali.

Una lunga scalinata ci conduce nell’ultimo punto dell’opera 261: l’osservatorio.

scalinata verso l'osservatorio
scalinata verso l’osservatorio

La visita è terminata, anche se volendo potrebbe durare ore ed ore, vista l’enorme quantità di materiale conservato.

Che altro dire? Il forte parla da sè!
Ogni persona che ha la fortuna di poter entrare in questo bunker, ha modo di capire cosa c’era all’interno delle opere e come erano organizzate le varie attività.
Un ringraziamento particolare all’ASVAL, all’impegno ed alla costanza avuta!
I sei anni di lavoro, la preparazione e la meticolosità. Ogni pezzo e ogni parte che hanno recuperato e restaurato ha una storia, non solo storica, ma anche un storia per ognuno di loro.

Erika Ambrogio
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Amo gli animali, la natura e tutto ciò che ha a che fare con la montagna.

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