Cima Monte Acuto, Balestrino – VALLE VARATELLA – SAVONA

 

Data: 02 novembre 2018

Partenza e arrivo: Santuario di Monte Croce (735 m), Balestrino (SV)

Quota massima: 748 m

Tipo di percorso: classico (andata/ritorno)

Dislivello: 185 m c/a

Durata: 2:25 h c/a soste incluse

Difficoltà: T/E (indispensabili calzature adatte a camminare su tratti rocciosi)

NOTE:

1- Il percorso si svolge per larga parte in cresta e un tratto prevede di transitare sotto i tralicci dell’alta tensione. Assicuratevi di percorrerlo in condizioni meteo ideali onde evitare inutili pericoli.

2- Attualmente sono segnalate tramite appositi cartelli le battute di caccia al cinghiale nelle giornate di mercoledì e domenica: siate cauti.

Vista sulla dorsale da percorrere
Vista sulla dorsale da percorrere

Indicazioni: raggiungere il valico di Rocca Grande (656 m) sulla SP 44 e seguire le indicazioni per il Santuario di Monte Croce. La strada diventa presto sterrata, ma è di percorrenza agevole con qualsiasi tipo di vettura. Parcheggiare di fronte al santuario (attualmente sede di un cantiere). Se si ha più tempo a disposizione si può lasciare l’auto al valico e percorrere a piedi i 2 km c/a che separano dal santuario.

Itinerario

Ogni tanto sconfiniamo in Liguria, ed essendo di base nel savonese ci piace esplorare il ricco entroterra che si affaccia sul mare. Per il ponte di inizio novembre abbiamo in mente la cima del Monte Acuto, rimandata in primavera causa temporale imminente. Chissà se questa volta ce la faremo?

Partiamo alla volta di Balestrino accompagnati da un forte vento fresco, e man mano che risaliamo la valle ci rendiamo conto che se questa volta non corriamo il rischio di ritrovarci sotto un temporale, il vento certo renderà le cose… interessanti. Con una sola settimana a disposizione e consapevoli delle previsioni meteo avverse per i giorni a seguire, decidiamo comunque di riprovarci. Raggiungiamo il Santuario di Monte Croce, eretto sul luogo dove, si dice, il 5 ottobre 1949 la Madonna apparve ad una bimba di Bergalla, Caterina Richero.

Lasciata l’auto nell’ampio parcheggio antistante la chiesa individuiamo, sulla destra, il sentiero che ci condurrà alla meta (paline). Questo costeggia in piano il santuario, attraversando un primo tratto di boscaglia. Questi pochi metri permettono subito di saggiare il tipo di terreno su cui cammineremo oggi: piccole rocce calcaree affiorano dal terreno, rendendo necessario prestare attenzione a dove si mettono i piedi.

Percorso su rocce calcaree
Percorso su rocce calcaree

Il percorso pianeggiante termina presto in una ripida discesa che conduce ad un piccolo poggio erboso. Da qui possiamo ammirare la cresta lungo la quale si svolgerà la nostra camminata, arrivando a scorgere in lontananza la vetta. Il sentiero svolta a sinistra, e la traccia spesso scompare tra le pietre chiare. La direzione comunque è chiara: basta proseguire in linea retta seguendo la dorsale. Di tanto in tanto sulle rocce si vedono segnali di indicazione del percorso, quadrati rossi e tacche giallo-rosse del Sentiero Terre Alte.

Le Termopili
Le Termopili

Raggiungiamo in circa 20 minuti una zona di particolare bellezza caratterizzata da imponenti massi calcarei. Restiamo incantati da queste formazioni, tipiche della Valle Varatella, e superandole notiamo una scritta su una di loro: Termopili. Non sappiamo a cosa si debba questa curiosa denominazione, ma senz’altro il luogo è suggestivo. Superandolo abbiamo una prima visuale dell’Isola Gallinara, di fronte al Capo di Santa Croce, tra Albenga ed Alassio.

Formazioni calcaree curiose presso le Termopili
Formazioni calcaree curiose presso le Termopili

Proseguiamo tra tratti in salita ed altri in leggera discesa, incontrando più avanti sporadiche macchie di alberi temprati dai venti, ed in prossimità di un avvallamento al centro di una splendida zona pascoliva incontriamo una bella casélla. Le casélle (anche chiamate casìn, casétte, bàreghi, supénne, cabanéi o cavanéi) sono costruzioni in pietra a secco realizzate da pastori o contadini ed adibite a ricovero temporaneo o deposito (fonte: Centro Studi Ponentini). Sono simili nella funzione alla trune che si possono trovare nelle valli alpine, ed è interessante osservarne e confrontarne le caratteristiche.

Tratto finale con casélle
Tratto finale con casélle

Superata la costruzione ci accorgiamo di essere piuttosto vicini alla vetta; seguiamo il sentiero, ora più rilassante poiché pressoché privo di rocce, e troviamo una seconda costruzione, dotata addirittura di due “locali”, ed infine una terza, di nuovo singola. Da qui solo un ultimo strappo di salita ci separa alla vetta, che raggiungiamo dopo poco più di un’ora di cammino.

Casélla con due locali
Casélla con due locali

Il panorama che ci aspetta in cima mantiene le promesse intuite durante l’ascesa: lo sguardo è libero di navigare sul mare, spaziando dal golfo di Alassio e la piana di Albenga sulla destra al finalese sulla sinistra. Dietro di noi, l’incantevole cornice delle Alpi Liguri innevate e colorate dalla luce dell’imbrunire.

Croce di vetta
Croce di vetta

Il vento, sempre più forte ed ora a raffiche, ci costringe a fermarci pochi minuti in prossimità della piccola croce in legno, il tempo di firmare il libro di vetta e ritorniamo sui nostri passi.

Vista su Isola Gallinara e Albenga
Vista su Isola Gallinara e Albenga

Durante il ritorno abbiamo la fortuna di incontrare una timida femmina di daino impegnata a brucare: a quanto pare la popolazione di daini da queste parti è molto numerosa, e data la natura schiva di questi animali siamo molto felici di averne potuto osservare un esemplare da relativamente vicino.

A causa della luce scarsa ci siamo trovati a fare una deviazione imprevista, che ci conduce tuttavia ai piedi di una piccola grotta nel calcare, poco prima delle Termopili; la risalita al percorso dell’andata è piuttosto dura e tutta su roccia, perciò se si vuole evitare lo sforzo basta seguire il tracciato precedente. A causa di questa deviazione e della luce che si fa sempre più fioca e ci richiede quindi di stare più attenti impieghiamo quasi un’altra ora a tornare all’auto, sfiancati dal vento ma decisamente soddisfatti.

Tramonto verso la Alpi Liguri
Tramonto verso la Alpi Liguri

Conclusioni: consiglio questa passeggiata a chiunque si trovi in zona e voglia ammirare il mare da un punto di vista differente, cioè dall’alto. L’itinerario è piuttosto rilassante, richiede un po’ di attenzione nei tratti più rocciosi ma non presenta passaggi difficili.

 

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Valentina Pontolillo
Informazioni su Valentina Pontolillo 7 Articoli
Amo la montagna, il suo ambiente, la sua cultura e le sue tradizioni; mi appassionano in modo particolare gli aspetti storici e folkloristici dei luoghi che visito.

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