Cima Tino Prato, Via Aste-Biancardi – VALLE PESIO

Perchè proprio la cima Tino Prato?

Maggio 2017. Proprio questa cima, che si protende esattamente sul Canale dei Genovesi, catturò con le sue forme la mia attenzione già la sera prima della salita al canalone: erano infatti giunti in rifugio nel tardo pomeriggio due alpinisti genovesi che condividevano il mio progetto per il giorno successivo. Io non sapevo con esattezza quale fosse la cima del Marguareis stesso, tuttavia ero rimasta in rifugio a scrivere con la schiena scaldata dai raggi dell’ultimo sole, sicura che con le indicazioni lette in precedenza non avrei dovuto riscontrare difficoltà nel reperire il canale, e da lì tutto il resto. Dietro proposta dei genovesi, decidemmo di fare due passi verso il laghetto del Marguareis per vedere con sicurezza l’attacco. Fu però la mattina successiva che fui definitivamente magnetizzata dalla Tino Prato: si illuminò tutta di luce infuocata proprio mentre noi risalivamo la conoide. Durante la giornata continuai a guardarla ossessivamente da tutte le angolazioni che mi si offrivano, fino a lasciarmela alle spalle in discesa, avendone solo ottenuta la conoscenza del nome. Arrivata a casa feci immediatamente una ricerca e scoprii che vi era una via di salita storica proprio dove l’avevo immaginata con occhi sognanti, pur essendo consapevole che andarci non rientrava tra le mie immediate possibilità.

Ottobre 2018. E’ passato un po’ più di un anno da quel giorno di fine maggio. Meditando su una nuova via da provare e su alcuni suggerimenti ricevuti, un po’ per caso mando ad Andrea una foto di una pagina del libro Montagne d’Oc, che avevo preso in biblioteca per avere più informazioni sulla via al Parias Coupà: parla proprio dello spigolo nord-est della punta Tino Prato, esattamente quella linea che ora riemergeva dal burrascoso cassetto dei miei sogni alpinistici. Poco a poco in nostro interesse vira con forza verso di essa. Sono nuovamente in fibrillazione. Era ormai chiaro l’intento di salire fin là a tentare di ripetere quella via; ancora una volta ci eravamo nutriti di racconti, consigli e impressioni di amici e conoscenti. Il meteo non prometteva grande clemenza e forse saremmo stati in tre. Determinazione e incertezza hanno convissuto fino all’ultimo. Il racconto della scalata e le sue premesse sarebbero troppo lunghi da trattare qui. Accennerò brevemente agli apritori e concluderò con la relazione tecnica della salita.

Il profilo della Tino Prato nei i contrasti pomeridiani
Il profilo della Tino Prato nei i contrasti pomeridiani

Via Aste-Biancardi: chi erano?

Armando Biancardi, originario di Torino, diventò il più grande conoscitore del massiccio del Marguareis, se si considera, oltre alle numerose prime, iniziate in cordata con Sandro Comino negli anni ’40, che non vi sia via che egli non abbia salito. Nel 1952 scala la Punta Garelli e la Cima dell’Armusso, l’anno successivo ripeterà la via di Billò al Castello delle Aquile; nel 1955 battezzò il canale tra la Punta Garelli e l’Armusso “Canale dei Monregalesi”. Nel 1960 riesce ad invitare il fortissimo Armando Aste, celebre per molte scalate in Dolomiti, e con lui realizza la salita alla Cima Oreste Gastone e nel 1961, di nuovo insieme, la via sullo sperone nord-est della punta Tino Prato.

Tante ed impressionanti sono le imprese di Aste, tra cui la partecipazione alla prima salita italiana della parete nord dell’Eiger nel 1962, e le numerose prime in Dolomiti, celebre la Via dell’Ideale sulla Marmolada nel 1964, la cui prima ripetizione sarà ad opera di niente poco di meno che Reinhold Messner; intensa anche la sua attività intellettuale con la stesura di diversi libri, purtroppo ad oggi difficilmente reperibili.

Armando Aste durante l'apertura della via sulla cima Tino Prato in una foto di Biancardi
Armando Aste durante l’apertura della via sulla cima Tino Prato in una foto di Biancardi

Relazione tecnica

Punto di partenza: Pian delle Gorre, Chiusa di Pesio CN

Materiale: mezze corde da 60m, una serie di friend (volendo anche una di nut e qualche chiodo, martello per ribattere)

Tipo di­ via: via classica, presente qualche chiodo sui tiri, soste recentemente riattrezzate con spit e anelli; attenzione: roccia buona nei tiri più difficili, più rotta e a tratti molto friabile altrove.

Difficoltà: D+

Lunghezza: 500m ca

Apritori: A.Aste, A.Biancardi, 22-23 luglio 1961

Avvicinamento: dal Pian delle Gorre (1032m) imboccare la strada sterrata che parte sulla sinistra fino a raggiungere uno slargo (cartelli), di qui prendere il sentiero seguendo l’indicazione “Rifugio Garelli”; lo si segue fedelmente fino al Gias Sottano di Sestrera (1330m), dove esso si sdoppia: verso destra prosegue diretto al laghetto del Marguareis, a sinistra continua verso il rifugio. Da questo punto è possibile continuare in una delle due direzioni a seconda di come si intende affrontare la gita (1 giorno o 2 giorni). Se intendete pernottare al rifugio proseguire seguendo le indicazioni e da esso raggiungere l’indomani il laghetto del Marguareis (vedi avvicinamento per Canalone dei Genovesi). Altrimenti proseguire per il sentiero (segnalato) che si inoltra nel Vallone del Marguareis raggiungendo direttamente il laghetto (1928m).

Uno sguardo sulla vallata
Uno sguardo sulla vallata

Attacco: Dal lago si inizia a risalire la conoide del Canalone dei Genovesi (pietraia, detriti, terra a stagione inoltrata) e ci si inoltra nel canale per circa 200m tenendosi più agevolmente sul lato sinistro. Spostandosi sul lato destro, si trascura un primo diedro-camino, se ne raggiunge un secondo e sulla sinistra, in corrispondenza di una fascia di roccia chiara, si vede uno spit con cordino su una cengetta.

La cupa mole della Tino Prato immortalata dalla zona dell'attacco
La cupa mole della Tino Prato immortalata dalla zona dell’attacco

L1: dal primo spit sulla cengia si continua ad attraversare verso destra fino sul bordo del diedro-camino e si inizia a salire dritti per saltini di roccia, tratti erbose e rocce rotte, fino ad una cengia dove si sosta. 50m, IV/IV+

L2: si sale il muretto che sovrasta la sosta, traversando poi verso sinistra fino a un pilastrino, si prosegue seguendo una lama e superando un altro muretto sulla destra di perviene ad una nicchia. 40m, IV+

Quasi in cima al secondo tiro
Quasi in cima al secondo tiro

L3: si attraversa verso destra con passo esposto e poi si prosegue dritti per un diedro-canale fino ad una cengia in prossimità di una spalla detritica. 50m, IV/IV+

L4: si raggiunge la spalla senza particolari difficoltà e si trova la sosta sullo spigolo. 30m, II

L5: si attacca lo spigolo sul lato sinistro risalendo un diedro di rocce scure giungendo in una zona con grossi blocchi (non tutti stabili, attenzione a cosa si prende!), raggiungendo la sosta spostandosi verso sinistra. 35m,V/V+

L6: si traversa decisamente a sinistra “girando l’angolo” su rocce rotte per portarsi in un diedro con fessura, che si risale fino ad uscirne con un bel passo impegnativo in spaccata; per rocce più semplici fino ad una cengia. 40m, V+, passo singolo 6a.

Sui primi metri di L6
Sui primi metri di L6

L7: si sale per bella fessura, si prosegue a sinistra per rocce facili costeggiando un estetico gendarme fino ad una forcellina, poi si prosegue ancora per placca fino a sostare sotto un muro strapiombante. 40m, III/IV

Passando di fianco al gendarme di L7
Passando di fianco al gendarme di L7

L8: si attacca la fessura strapiombante subito a destra sopra la sosta, si inizia a traversare a destra in grande esposizione (chiodi), poi si sale dritti su rocce più facili fino alla sosta. 50m, VI (o A0),V+,V

L9: tenendosi sulla sinistra dello spigolo si sale per rocce instabili fino a sbucare in cresta. 35m, III/IV

L10: ci si porta in cresta e poi la si segue orizzontalmente. 50m, I/II

L11: si prosegue ancora per facile cresta fino a un punto in cui si presenta un nuovo risalto. 40m, I/II

L12: si scende leggermente verso sinistra per poi risalire per rocce fratturate e instabili, affrontare con grande delicatezza e cautela l’ultimo diedro (2 spit) fino ad uscire nuovamente in cresta. 30m; IV+

Su L12: terreno molto friabile
Su L12: terreno molto friabile

L13: facilmente per cresta (50m) e poi senza difficoltà particolari fino in vetta.

Discesa: Dalla cima Tino Prato (2595m) proseguire per facile cresta o eventualmente scendendo nel sottostante canalone erboso, fino a raggiungere il Colle dei Genovesi. Da questo punto è possibile raggiungere la cima del Marguareis (2651m) e scendere dal versante opposto (sentiero segnalato) e raggiungere il Colle dei Torinesi. Da esso si può scendere rapidamente seguendo il Sentiero Sordella, una piccola via ferrata che conduce velocemente a circa metà del Canale dei Torinesi, in prossimità del sentiero che si potrà seguire verso valle senza difficoltà.

 

Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 47 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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