Clima: una nuova sfida

Clima: una nuova sfida

“Clima pazzo. Adesso salviamo la nostra Terra.”
Così apre un inserto speciale de La Stampa di domenica scorsa, 8 Novembre 2015. Il senso di questa frase è stato ripreso anche al MeteoLab che si è svolto sabato 7 Novembre al Forte di Bard, organizzato dalla Società Meteorologica, dall’Associazione Forte di Bard e dall’ équipe Arc-en-Ciel. Il tema di questa giornata di approfondimento su clima e meteorologia era “I confini dei Ghiacciai”. Esperti del settore climatico e glaciologico hanno voluto divulgare al grande pubblico (in sala erano presenti alcune centinaia di persone) gli studi da loro compiuti su questi immensi serbatoi di ghiaccio ed acqua, spesso poco conosciuti o mitizzati. Partendo dall’introduzione di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e grande divulgatore scientifico che ha descritto la morfologia e ladinamica dei ghiacciai, si è passati a capire come questi si misurano e si analizzano, a conoscere le varie attività di enti pubblici e privati che li studiano ed infine a visualizzarne la situazione attuale. Questa risulta essere abbastanza preoccupante, in quanto i ghiacciai appaiono in netto ritiro sull’intero arco alpino, e non solo. Ghiacciai che 20-30 anni fa figuravano nelle più belle fotografie e cartoline di località montane, adesso si presentano con dimensioni minori o addirittura sono ridotti a pochi frammenti limitati alle quote più alte. È il caso dei ghiacciai di Pré de Bar, del Lys, del piccolo Coolidge (massiccio del Monviso) crollato nel luglio del 1989, e di innumerevoli altri, nelle Alpi come nelle altre catene montuose del mondo. Semplicemente, inserendo le parole “ghiacciaio confronto” (o la loro traduzione “glacier comparison”, per avere una scala globale) su un motore di ricerca online, si possono vedere migliaia di fotografie che denotano lo scarto di dimensioni tra i ghiacciai in epoca attuale e venti-trent’anni fa.

È impressionante.
Molti sono gli scenari che fanno constatare inequivocabilmente che il cambiamento climatico sia in atto: cambiano i periodi di migrazione degli uccelli, pesci tropicali dai colori sgargianti raggiungono le coste mediterranee, specie vegetali invadono aree un tempo non adatte alle loro esigenze. Modelli matematici e sofisticati strumenti diagnostici misurano le nuove caratteristiche dell’atmosfera, ma tra tutti questi, la più semplice osservazione dell’entità del climate change sta proprio nell’osservazione del ritiro inesorabile dei ghiacciai.
James Balog, fondatore di un progetto di ricerca fotografico su questo tema, EIS (Extreme Ice Survey)da cui è stato tratto un interessante documentario intitolato “Chasing Ice”, ha affermato che, per comprendere quanto il nostro Pianeta stia cambiando, niente è più esaustivo del vedere i ghiacciai ritirarsi. Attraverso le fotografie tutti possono constatarlo di persona. I relatori del MeteoLab hanno voluto trasmetterci i dati di questi processi in corso, invitandoci a riflettere su ciò che stiamo vivendo.

Questo è un momento buono per riflettere (ed agire) su queste tematiche, anche la geopolitica ci invita a farlo. Infatti, dal 30 Novembre all’11 Dicembre 2015, i governanti della maggior parte delle Nazioni della Terra si uniranno a Parigi per il COP21, la Conferenza sul Clima che avrà come obiettivo la redazione di un accordo internazionale legalmente vincolante, atto a contenere l’innalzamento delle temperature entro i 2°C entro il 2100. Studi e modelli climatici, analizzando i trend degli ultimi decenni, hanno previsto un innalzamento delle temperature ben oltre questi livelli.
La migliore soluzione sarebbe arrestare del tutto tale aumento, ma questo sembra purtroppo incompatibile con i nostri attuali sistemi economici ed industriali. Gli esperti indicano quindi i 2 gradi centigradi come valore soglia e di allarme, oltre al quale i danni al Pianeta risulterebbero davvero irrecuperabili.
Questa conferenza è una occasione per l’umanità: qui i nostri rappresentanti potrebbero decidere di accettare la sfida di iniziare ad operare nella sostenibilità e abbandonare fonti energetiche non rinnovabili e sistemi di crescita incompatibili con un giusto equilibrio Uomo-Terra.

E noi cosa possiamo fare per contenere il Global Warming? Le vie per vivere in una maniera più sostenibile, limitare le nostre emissioni e la nostra impronta ecologica sono innumerevoli, richiedono solo un po’ di costanza e impegno. Siti web, ONG, associazioni, giornali e riviste ci spiegano come fare: basta fermarsi un paio di minuti, meditare su queste informazioni edecidere di voler agire per il nostro Pianeta, per noi e per le generazioni future.
Nell’anno in cui anche Papa Francesco ha lanciato con la sua Enciclica “Laudato Sii” un appello all’umanità per la salvaguardia del pianeta, pensiamoci. In questi giorni che precedono la Conferenza sul Clima di Parigi prendiamoci un attimo di tempo e cogliamo l’occasione per riflettere su queste tematiche e dare il nostro piccolo-grande contributo al vivere nella sostenibilità.
Nell’era dell’informazione digitale non è giustificabile vivere nell’inconsapevolezza, o peggio, nell’illusione di essa. In questi giorni che precedono il COP21 facciamo capire ai nostri governanti che ci teniamo al nostro Pianeta, parliamone, partecipiamo a manifestazioni, attiviamoci! Il cambiamento climatico è un problema per la natura, ma soprattutto per noi e per le generazioni future: solo noi possiamo risolverlo.

Climate Change is OUR problem. We can solve it!

Matteo Tolosano_Vesulus

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