Diretta al Banano, Corma di Machaby – VALLE D’AOSTA

La Valle d’Aosta sta cambiando significato nel mio immaginario, quel lungo viaggio per arrivarci ha assunto un qualcosa di ordinario, così come l’alzarsi sempre più presto al mattino, tanto che svegliarsi alle 5 è diventato quasi “tardi”. E poi c’è uno strano senso di sentirsi a casa, forse dovuto alle sensazioni e alle avventure lì vissute, a iniziare dai mercatini che adesso non fanno più parte della mia routine. Ricordo anche la mia prima arrampicata in falesia all’ombra dei suoi boschi, la prima della mia vita, un terzo grado attraverso il quale credo che quasi tutti noi arrampicatori siamo passati almeno una volta nella vita. Alla domanda di mia madre “dove andate questo weekend” la risposta diventa semplicemente “su”, restando sul vago ma con la meta ben precisa nella mente, con l’obbiettivo di calpestare neve per quasi tutta l’estate e di continuare a respirare quell’aria fine.

Ma da poco si è conclusa anche una nuova bellissima avventura che ci ha visti fermarci in bassa valle, ad Arnad, per arrampicare su quel magnifico invitante paretone esposto al sole che sempre vedevamo passando lungo la strada sfrecciando verso su. L’idea è di Tomasz, già compagno di diverse uscite. Ci eravamo ripromessi di fare una via insieme sul finire della scorsa stagione, scendendo da Rocca la Meja sotto la primissima neve che si affacciava dal cielo. E finalmente, giunta l’estate, eccoci pronti per tentare una via sconosciuta dal buffo nome in un posto del tutto nuovo. Il risultato? Una giornata meravigliosamente riuscita! Cordata vincente e affiatata!

Paesaggio dalla sommità della Corma di Machaby

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Prima di partire… qualche consiglio:

 

Punto di partenza: Arnad (AO)

Materiale: mezze corde da 60m oppure corda singola 70m, 12 rinvii

Tipo di via: via sportiva attrezzata a spit (prestare attenzione laddove la chiodatura è più distanziata), soste attrezzate, con anello per calate; possibilità di scendere per sentiero escursionistico con tratti attrezzati.

Esposizione: sud

Tipo di roccia: gneiss

Difficoltà: D+, 5c/5a obbl, A0

Lunghezza: 280 m, 9 tiri

Apritori: Fausto Lorenzi, Guido Azzalea, Roberto Francesconi e Alfeo Mazza, 1977

Come arrivare: uscire dell’autostrada al casello di Pont-San-Martin, e prendere la strada verso Aosta. Attraversare l’abitato di Donnas, costeggiare Bard e proseguire verso Arnad, fermandosi in un piccolo parcheggio sterrato sulla destra prima di una vistosa pietra su cui è inciso il nome del paese (possibilità di svolta presso di essa).

Il fondovalle, in lontananza il forte di Bard

Avvicinamento: dal parcheggio lungo la strada, imboccare il sentiero alla base del paretone (cartello con schema delle vie presenti), segnalato con bolli di vernice gialla e a tratti attrezzato. In breve si perviene a un settore di monotiri, che si tralascia sulla sinistra per continuare a salire verso destra. Si raggiunge uno spiazzetto all’ombra degli alberi, in corrispondenza della via “Bucce d’Arancia”; di qui si prosegue verso sinistra, ignorando un canalino che sale più deciso, addossato alla parete, attraversando quindi su una placca con corda fissa e giungendo infine all’attacco della via (placchetta metallica in loco). Anche durante la salita è impossibile sbagliare via: qualora essa ne incroci altre, sono presenti targhette metalliche che danno delucidazioni della direzione da seguire.

Via:

L1: dall’attacco salire verticalmente la placca, affrontare il passaggio singolo più duro (5c) chiodato vicino, per poi piegare gradualmente verso sinistra, attraversare su una cengetta e arrivare in sosta. 30m, 5c.

L1 visto dalla prima sosta

L2: riprendere in verticale sulla placca, iniziando a tendere verso destra seguendone i punti deboli; poi ancora dritto fino all’ultimo tratto più appoggiato prima della sosta. 30m, 4c.

Su L2

L3: si riparte verso sinistra su terreno via via più semplice fino a raggiungere una spaziosa cengia al riparo di alberi. 40m, 4a.

L4: dalla sosta (ignorare intersezione con la via “Anchorage”) ci si porta nel diedro che si apre sotto un evidente tettino; lo si rilale fin sotto al tetto, ci si sposta allora a sinistra uscendo una placca con appigli e buchetti e riattraversando a destra si passa al di sopra del tetto e si perviene alla sosta. 30m, 5b.

Verso il diedro di L4
Raggiungendo la sosta di L4

L5: si sale puntando in direzione di un altro tettino, portandosi sotto di esso tendendo verso destra per uscire dal diedrino svaso in cui si è saliti, per poi superarlo direttamente, appigli buoni. Si raggiunge brevemente la sosta al di sopra del tetto. 30m, 5b/5c.

Poco prima del tettino di L5

L6: si risale verticalmente (delicato) per poi spostarsi verso sinistra sulla placca con traversata sempre ascendente fino a raggiungere un tratto più facile e trovare la sosta. 40m, 5a.

L7: si attraversa decisamente verso destra fino a doppiare un muretto con un passo abbastanza esposto, per poi risalire dritti la rampa sovrastante fino in sosta. 30m, 4b.

Avvicinandosi alla parte più semplice

L8: si sale un breve saltino e si raggiunge un muretto verticale dal quale si esce con un ultimo passo delicato sulle rocce sovrastanti, più semplici. 40m, 4b/3c.

L9: per facili rocce fino all’ultima sosta, poco sotto gli alberi. 25-30m, III.

Discesa: risalendo tra gli alberi sopra alla sosta si rintraccia un sentierino che parte verso destra, lo si segue, passando sopra il paratone di Machaby fino a raggiungere delle case e il forte. Da qui si trovano indicazioni per la discesa lungo il sentiero (EE, attrezzato) che porta a costaggiare il paretone lungo l’attacco delle vie; oppure in alternativa si può seguire la strada carrozzabile fino a ritornare al parcheggio. Il sentiero è stato recentemente attrezzato e pulito e permette di tornare al parcheggio in 45 minuti circa.

Lungo il sentiero attrezzato per la discesa
Stefania Lovera

Stefania Lovera

Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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