Forte Suchet detto del Barbonnet – LINEA MAGINOT ALPINA

Vista dalla Caponiera

Storia: la Linea Maginot era un complesso di fortificazioni, apprestamenti, caserme, batterie, depositi munizioni realizzati dal 1928 al 1940 a guardia dei confini francesi.
Non era una linea fortificata continua perché le opere erano dislocate in aree ben determinate, presso vie di comunicazione, in zone industriali e minerarie.

Sulle Alpi la Linea Maginot venne appunto definita Linea Maginot Alpina e serviva a difendere la Francia dall’invasione italiana.
Il motto della Linea Maginot era “On ne passe pas” ovvero non si passa, a confermare l’assoluta inviolabilità dei confini francesi.

 

Oggi, 31 marzo, dopo aver visitato il Forte Agaisen, ognuno con il proprio mezzo, partiamo in direzione Forte Suchet detto del  Barbonnet. Riscendiamo a Sospel e risaliamo sul Monte Barbonnet.
Per fortuna questa volta, seguo le auto davanti a me, evitando il rischio di perdermi!
Giunti nei pressi del forte, alcune persone mi indicano di procedere oltre il cancello di accesso.

Accesso al forte verso il cortile

Sono proprio dentro il Forte, che emozione! Vado avanti fino a quando mi ritrovo nel cortile interno e sono costretta a fermarmi. Con alcune manovre, volto l’auto in modo che sia già pronta per la partenza. Davanti a me si posizionano tutti gli altri.

Cortile del Forte

Sono le ore 15,15 ed a questo punto ci attende la lezione in aula. Trovato posto nella stessa, ascolto con attenzione quanto mi viene descritto da Rene, il presidente dell’associazione Edelweiss che ha in gestione una parte del forte. L’associazione si occupa per l’appunto dell’organizzazione delle visite che di solito avvengono nei mesi di luglio ed agosto. Il forte è di proprietà dell’esercito.

Il Forte Barbonnet fu costruito tra il 1883 ed il 1886 con un costo di circa 200.000.000 di euro attuali, relativi alla sola parte strutturale. Era un forte di sbarramento ed aveva lo scopo di fermare l’accesso alla valle Bevera. Non si doveva permettere l’invasione di Nizza!!

Era il forte più potente delle Alpi a livello di armamento ed è stato il primo ad essere equipaggiato con due torrette corazzate girevoli Moungin modello 1867 armate ciascuna con 2 cannoni da 155/77. Le torrette girevoli terrestri fino a quel momento era state usate soltanto sulle navi e mai nelle fortificazioni.
Nel forte si poteva avere un’autonomia di due anni per quanto riguardava l’acqua e di sei mesi per tutto il resto. L’armamento era costituito da 4 cannoni da 155/77 in torretta, 7 mortai da 150 mm, 1 mortaio da 320 mm , 10 cannoni da 95 mm e 7 cannoni revolver da 40 mm. In particolar modo, sei cannoni tiravano verso la frontiera italiana, quattro verso Mentone, mentre i mortai difendevano le pendici della montagna. Dalle caponiere ( nor-sud ed ovest) sparavano i cannoni revolver in caso di attacco delle truppe. Sul lato sinistro del forte c’erano le camere per gli uomini ed i sotto-ufficiali, nella parte destra tutti i locali logistici.

E’ arrivato il momento della visita esterna! Sono le ore 16,00 e per la verità inizio ad essere un po’ stanca.
La fortificazione è circondata da un fossato perimetrale largo circa 8 metri ed alto 6 o 7 metri.
Saliamo subito su, per vedere la torretta corazzata chiamata Jeanne d’Arc: è composta da 5 elementi a spicchio e da una calotta sovrastante che per gravità tiene saldo l’insieme. Uno spicchio presenta entrambi i fori delle bocche da fuoco dei due cannoni.

Torretta Moungin Nord Jeanne d’Arc

Da quassù si vede tutto il paese di Sospel e le montagne intorno. Uno spettacolo.

Visuale su Sospel

Più avanti le piazzole per i sei cannoni in barbetta, che appunto si trovavano all’aperto protetti solo da uno spalto, in quanto si pensava che il nemico non si potesse avvicinare così tanto da minacciarli. Sotto si trovavano le riservette munizioni e i ricoveri del personale.

Postazione per cannoni in barbetta

Oltre questi ultimi, la torretta corazzata chiamata Bayard, ormai priva dei sui cannoni da 155/77 a vantaggio di un museo del Nord della Francia.

Torretta Moungin Sud Bayard

Proseguiamo il tour: oltre il fossato è visibile il forte cosi chiamato nuovo, munito di stazione per la rilevazione dei terremoti. Per questo motivo ci è impossibile passare oltre. L’opera C.O.R.F. (1931-1935) doveva collegarsi con il vecchio forte. Questo progetto non venne poi mai attuato, in quanto si era notato che il terreno cedeva. Vennero però realizzati la caserma e la centrale elettrica della C.O.R.F (Commission d’organisation des régions fortifiées) che servivano anche ad assolvere alle necessità del forte Barbonnet.

Nei locali sottostanti è presente l’esposizione di varie tipologie di cannoni anticarro provenienti da nazioni diverse.

Cannone Francese in esposizione

Successivamente accediamo finalmente all’unica torretta corazzata Mougin modello 1876, visitabile in tutta la Francia sulle 25 totali che erano state installate, ovvero la Torretta Jeanne d’Arc.

I due cannoni della Torretta Jeanne d’Arc

La torretta ha due livelli. Al piano superiore c’è la camera di combattimento con la torretta dal diametro di sei metri con i due cannoni da 155 Long modello 1877 a rinculo (50 cm) e il locale sottostante l’avancorazza, dove si trova un settore graduato con l’indicazione dei vari obiettivi.

Settore graduato

Sul settore graduato era posizionato un contatto che durante la rotazione del macchinario, dava l’impulso ad aprire il fuoco, quando i cannoni raggiungevano la direzione dell’obiettivo. In questo modo si limitava il tempo in cui le bocche di fuoco erano rivolte verso il nemico.
Al piano inferiore si trova la pompa idraulica che serviva a sollevare la struttura di 1-2 cm, limitando gli attriti della torretta sulle sfere di rotolamento. Questo permetteva ai quattro/cinque serventi di farla girare a braccia con maggiore facilità.
Una catena senza fine dava il movimento alla torretta con due velocità di rotazione: la prima era di un giro al minuto, mentre la seconda era di un giro ogni tre minuti, ossia il tempo necessario per ricaricare i cannoni.

Catena della torretta Jeanne d’Arc

All’interno della torretta erano presenti dieci serventi, mentre fuori altre dieci persone passavano le munizioni ai dieci compagni che si trovavano nella parte superiore.

Perveniamo al posto comando, poi vediamo il sistema a carrelli per il rifornimento delle munizioni ed in seguito dal cortile accediamo al locale Cucina, dove è presente un grosso forno.

Forno del Forte

Nelle restanti camere, sono esposti notevoli pezzi di artiglieria, materiale vario,  proiettili della seconda guerra mondiale relativi alla varie nazioni.

 

Materiale americano

Purtroppo manca poco alle 18,00 , non c’è più tempo per visitare le restanti parti del forte Barbonnet. Alcune zone inoltre, sono in fase di restauro, per cui sicuramente il forte meriterà un’ulteriore visita.
E’ stato un pomeriggio molto intenso ma appagante dal punto di vista culturale.
Saluto i componenti dell’ASVAL e dell’associazione Edelweiss, attendo che la fila di automobili davanti a me parta, e mi avvio anch’io.
Mi attende ancora un lungo viaggio..

Erika Ambrogio
Informazioni su Erika Ambrogio 48 Articoli
Amo gli animali, la natura e tutto ciò che ha a che fare con la montagna.

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