Il Polentone di Bubbio, Storia e Gusto – VALLE BORMIDA

Quella del Polentone è nella Valle Bormida la sagra tipica per eccellenza tant’è vero che in zona esiste una vera e propria rassegna  che vede impegnati ognuno con la propria edizione personalizzata ben cinque comuni situati a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro e in uno spazio temporale molto ristretto soprattutto per quel che riguarda le prime tre versioni: apre infatti la rassegna il comune di Ponti (Puit), seguito solo una settimana dopo da quello di Monastero Bormida (Munestè) e a poco più di un mese da quello di Bubbio (Bube) appunto.

Un pò più spostate nel tempo quella di Cassinasco (Casinasc) (seconda domenica di Maggio) e ultima quella di Roccaverano (Rucavran) (prima domenica di Giugno).

La storia o leggenda che sta alla base della manifestazione e della relativa rievocazione storica in costume, dettagli a parte, è pressochè la medesima per tutti i paesi, incentrata su un atto di generosità del signorotto (marchese) locale, che impietosito dalla condizione di miseria, in cui si trovava un gruppo di calderai(caudrinè),venuto da fuori ed itinerante nelle campagne in cerca di lavoro fece loro dono, in cambio della riparazione (per qualcuno costruzione) di un enorme paiolo in rame, di numerosi sacchi di farina grazie ai quali e con la collaborazione dei contadini locali, anche loro in condizioni economiche precarie, si fece cuocere una gigantesca polenta in grado di sfamare tutti i presenti.

Meglio, come già ho sottolineato in altre occasioni, stendere un velo pietoso sulle motivazioni storiche della festa senza indagare sulla realtà di profonda ingiustizia sociale e di sfruttamento delle classi più povere dell’epoca.

Preferisco distogliere l’attenzione dal presunto gesto di “pura generosità”del marchese dove fatico a trovare quella nobiltà d’animo che la rievocazione a priori gli attribuisce ,visto che era proprio lui a tenere in condizione di schiavitù alimentare quelli che per lui lavoravano per soffermarmi invece sulla grande valenza morale insita nella collaborazione trai calderai ed i locali uniti da quell’empatia, solidarietà, condivisione, generosità e senso dell’etica che, se tipica di chi “soffre insieme” quasi mai è alla portata di coloro che “stanno in alto”. Chiusa parentesi!

Quella di Bubbio, insieme a qualla di Monastero Bormida, è una delle edizioni più ricche di contenuti. Per prima cosa la grandiosa rievocazione storica con l’imponente sfilata in costume d’epoca che vede calderai, contadini, mugnai con i sacchi di farina, tamburini, cortigiani e catellani partire dal suggestivo Castello alla periferia del paese per arrivare tra squilli di tromba e rulli di tamburo nella storica piazza del pallone dove è allestito il Palco per la cottura della gigantesca polenta (15 quintali),della frittata di cipolle (80 chili), uova (3000) e della salciccia.

Numerosi gli appuntamenti lungo tutta la giornata con musica no stop, spettacolo degli sbandieratori di Asti, mostre fotografiche e pittoriche, mercatini prodotti locali agricoli ed artigianali e bancarelle di ogni tipo, grandioso banco di beneficenza con ricchi premi ,stand acquisto piatti del Polentone dipinti a mano dalla nota artista Gallo Orietta con relativa lotteria abbinata ai numeri con in premio il mitico paiolino in oro. Momento clou poco dopo le 17 la benedizione e lo  scodellamento del Polentone e la relativa, tanto attesa distribuzione.

Da segnalare la oramai consolidata “Serata Magica” del sabato sera che precede l’evento domenicale, un momento da non perdere già solamente per la suggestiva e davvero magica atmosfera che l ‘impegno e la cura degli organizzatori riesce a creare nel paese.Il visitatore davvero ha la senzazione di trovarsi proiettato nel passato in una classica situazione medievale a camminare per le vie del borgo antico alla sola luce delle torce con l’improvvisa ed a volte inquietante apparizione di streghe, armigeri in duello, mercanti, contadini, ecc con la possibilità di gustare un menù itinerante di tipici piatti locali.