King Line (Rocca Castello) + Placca Gedda (Torre Castello) – VALLE MAIRA

Punto di partenza: Chiappera (CN)

Materiale: mezze corde da 60m e normale dotazione per vie multipitch

Tipo di via: via moderna (King Line) a spit inox; via classica a chiodi (Placca Gedda); soste con anelli inox; ottima combinazione per raggiungere sia la vetta della Rocca Castello che quella della Torre Castello, aggiungendo solo un tiro in più

Avvicinamento: dal parcheggio per la via normale alla Provenzale, prendere il sentiero per il Colle Greguri e seguirlo fin quasi al colle.

Rocca Castello dal Colle Greguri
Rocca Castello dal Colle Greguri

King Line

Difficoltà: TD-, 6a (5c obbl.)

Lunghezza: 250m

Apritori: D.Collino e diversi compagni in due riprese, maggio 2011

Attacco: pochi metri sotto il Colle Greguri, l’attacco della via è segnalato da uno spit con un cordone sbiadito e da un ometto di pietre.

L1: si attacca direttamente la placca verticale, superare un piccolo bombé e per fessura giungere alla prima sosta; 5c

L2: si prosegue lungo un diedrino per poi sbucare al di sopra, continuando su placche fino in sosta; 5b

L2
L2

L3: con passo delicato in partenza ci si porta sulla placca lavorata sovrastante, si risale uno speroncino fino a raggiungere un masso staccato, sopra il quale si trova la terza sosta, in comune con la Via Rinaudo; 5b

Su L3
Su L3

L4: si continua su bella placca compatta con tacchette fino a immettersi in un diedro che poco a poco si fa più semplice; 5c

Vista sulla Figari
Vista sulla Figari

L5: tra la Via Rinaudo e la Diagonale Est si risale un tratto più semplice (attenzione a non deviare sulle altre vie e non farsi ingannare dalle altre soste presenti) e ci si immette in un bel diedro ombroso e fresco; 5a

L6: dopo aver passato una fessura, si sale su una bellissima placca verticale e compatta esposta a nord, su tacchette che invitano a movimenti delicati e tecnici; 5c

Su L6
Su L6

L7: si sale seguendo la verticale alla cima su tacchette, si raggiunge una lama che si segue verso destra e in pochi metri si raggiunge la vetta; 6a

Le due vette che quasi sembrano una sola
Le due vette che quasi sembrano una sola

Dalla cima della Rocca Castello effettuare una prima calata come se si dovesse scendere utilizzando le tradizionali calate della Diagonale Est, dopo di chè, con cautela ed eventualmente assicurandosi, traversare verso sinistra fino a raggiungere la Forcella Castello (non è presente una sosta).

Nella forcella Castello
Nella forcella Castello

Placca Gedda

Difficoltà: D-

Lunghezza: 30m

Apritori: Virgilio Gedda con Don Agnese, parroco di Chiappera, 1930

Si tratta dell’ultimo tiro dell’itinerario seguito dagli apritori, che prende il nome di Placca Gedda, proprio in onore di Virgilio Gedda che tante volte provò a salirla, facendo vari tentativi con l’amico Gino Palestro, fino a riuscirvi nell’autunno del 1930 con l’aiuto del giovane parroco di Chiappera, don Agnese, data l’assenza del compagno di sempre.

Placca Gedda
Placca Gedda

L1: dalla Forcella Castello salire inizialmente su di un grande masso che si rivela essere staccato dal resto della parete, sulla quale bisogna in seguito portarsi; salire verticalmente per poi passare uno spigolo verso destra, per poi proseguire tendendo verso sinistra, mentre poco a poco la placca si abbatte nei pressi della cima (IV+/V)

Bellissima esposizione
Bellissima esposizione

Discesa: con una calata da 30m dalla cima della Torre Castello si ritorna alla forcella: da qui ritornare indietro fino a raggiungere la sosta con anello di calata predisposta sulla Diagonale Est. Di qui, con altre 3 calate, si torna alla base della Rocca, e poi a ritroso per sentiero. Bella possibilità quella di passare il colle Greguri e scendere dal versante ovest sempre su sentiero, compiendo così un panoramico anello.

Dal versante ovest
Dal versante ovest

La prima via non si scorda mai

E’ un giorno assolato di inizio ottobre. Un anno prima guardavo per la prima volta verso nord, dalla cima della Rocca Provenzale, la maestosità della Torre Castello, alle spalle l’omonima Rocca. Tra un tentativo organizzativo e uno scambio di messaggi ci ritroviamo da soli Andrea ed io sulla piazza di Dronero. La giornata è troppo bella per qualsiasi tipo di esitazione, così risaliamo la Valle Maira fino a Chiappera e ci incamminiamo verso il Colle Greguri. Siamo indecisi su che via intraprendere, dal colle scrutiamo le pareti e facciamo valutazioni. Alla fine troveremo questo compromesso: la più dura ma la più attrezzata tra quelle di cui avevamo parlato. Così la scelta cade su King Line, che mi attira per quel lieve profumo di sesto grado che avverto il desiderio di incontrare in quella che comunque resta la mia prima via lunga in montagna. Vorrei avere quella determinazione in ogni giorno della mia vita, ma purtroppo si resta sempre umani, troppo umani. La via, nonostante sia abbastanza continua, con le sue protezioni mi infonde tranquillità e mi faccio anche qualche tiretto da prima, con grande voglia di scoperta. Quando siamo all’ombra delle placche esposte a nord il vento gelido ci ricorda la stagione che ospita le nostre danze e le nostre voluttà; fa freddo, specialmente in sosta, le dita poco a poco si induriscono e tenere alcune tacchette diventa più una questione mentale che fisica, per quanto potrebbe essere valido anche il contrario, ma sono la fiducia e la convinzione, derivanti dall’intelletto, a sapere dove le dita sapranno tenere. Questo incontro mente-corpo è una cosa per cui vale la pena esserci, e se capisci che ti piace forse è finita: è l’inizio di un amore. Per me un amore tanto sognato ancora prima che diventasse realtà, immaginato e poi poteva sapere… Tra un brivido e l’altro raggiungiamo la vetta, il sole ci abbraccia. La volontà di agire non è ancora esaurita e allora, dopo una prima calata a corda doppia, ci portiamo nella Forcella Castello per tentare il bis: saliamo la storiccissima Placca Gedda e tocchiamo la cima della Torre Castello. Certo, resta il sogno di salirla dal suo lato spettacolare, ma intanto si studia l’ambiente… Chi vivrà vedrà!

Orizzonti
Orizzonti
Stefania Lovera

Stefania Lovera

Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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