Monte Oronaye per canale sud di sx – VALLE UBAYETTE/MAIRA

Monte Oronaye visto dal sentiero

Punto di partenza: Colle della Maddalena (CN), Le Pontet (Larche)

Difficoltà: itinerario alpinistico, PD, indispensabile casco, consigliata attrezzatura alpinistica (corda min.40 metri per eventuali calate), piccozza e ramponi in inverno/primavera

Monte Oronaye visto dal sentiero
Monte Oronaye visto dal sentiero

Relazione:

Dal ponte sul Torrente Oronaye, poco oltre al Colle della Maddalena scendendo verso Larche, si lascia l’auto e si prende il sentiero che sale verso il Lac d’Oronaye; quando esso si biforca si segue verso destra, tralasciando il sentiero per il Col de la Gypière d’Oronaye, fino a raggiungere il lago (2411m). Da qui si prosegue verso il Colle di Roburent fino ad incontrare una palina ed un bivio: qui prendere per il Colle Feuillas. Si prosegue fino ad incontrare la grande colata detritica che scende dai canali sul versante sud del Monte Oronaye.

"Meravigliosi" detriti
“Meravigliosi” detriti

Segni di vernice rossa segnalano la labile traccia lungo la quale risalire la conoide del canale sud di sinistra (lungo circa 350m), che si rinserra poi tra spettacolari pareti rocciose calcaree. Restando dapprima sulla destra si risale faticosamente il canale con pendenze tra i 35° e i 45° fino a raggiungere l’ampia forcella sullo spartiacque Ubayette/Maira, dove converge anche uno dei canali della parete nord. Notevole la vista su Chiappera e il gruppo Castello-Provenzale.

Raggiungendo la forcella
Raggiungendo la forcella
Primo salto della cresta
Primo salto della cresta

Da questo punto il percorso diventa alpinistico. Si attraversa a destra su rocce rotte alla base di un salto roccioso della cresta (freccia rossa), si supera un gradino di pochi metri con discreti appigli e appoggi (II), fino a sbucare in un intaglio. Da qui si può attraversare sul versante nord su una cengia, esposta e sporca ma ricca di appigli. Si raggiunge un diedro-camino (II+) che si risale fino ad uscire in cresta, da qui in breve si raggiunge facilmente la vetta (3100 mt).

Croce di vetta
Croce di vetta
Panorama Valle Maira
Panorama Valle Maira

Considerazioni personali

Davanti ai miei occhi scorrono verso valle lente cascate di detriti. Non si sale, si arranca incapaci di restare propriamente eretti. Eppure due sagome in lontananza incedono lentamente come vi fosse veramente una traccia. Ogni movimento sconvolge il silenzio della quiete autunnale. Le montagne sono state abbandonate quasi da tutti; non è più estate, eppure le condizioni rimangono quasi le stesse ed il mio spirito è attratto come da un buco nero, in attesa del grande cambiamento invernale. Non esistono più ordinarie stagioni, soltanto il tempo d’andare.

La mente decide di ignorare l’evoluzione che ci ha condotti a porci in assetto verticale e – per ritrovare la stessa verticalità fino alla sua compiutezza – ci induce ad avvicinarci al piano inclinato del suolo instabile, facendoci incedere come un animale in preda a gran furore. Finchè si possa nuovamente camminare, per poi raggiungere il confine della forcella.

Mi affaccio su una Valle Maira ombrosa e muta; oltre, verso il sol levante, ciò che rimane della strada da compiere. Finalmente si arrampica un po’, su quella roccia marcia miracolosamente solida, almeno per il necessario. Si cavalca il filo tra i due poli, tra sud e nord, tra luce ed ombra, tra convinzione e tarlo mentale, ma trovando il giusto equilibrio e sbucando così sulla vetta inondata di luce dorata.

Ben fatto, mi dico. Dopo un’immersione nella concentrazione, si scia sui detriti fino a valle, ci si lascia trasportare da questo destino felice, incapaci di realizzare la verità dell’azione fisica ma proiettati in un mondo di idee e stati mentali, come se il corpo non fosse che una mera estensione di una potenza invisibile chiusa al suo interno, che troppo spesso ci inganna del contrario. Viviamo in una splendida allucinazione. La vetta, alle spalle, è un altro segno dentro di noi. E si annulla, per chimera quale era, svelando i simboli e lasciandoci nudi allo specchio.

Con la mente lucida si può trattare adeguatamente con le inclinazioni apparentemente tipiche della gioventù; l’irrequietezza, l’avventatezza, l’incoscienza, l’imprudenza possono essere analizzate dalla coscienza che abbia fatto tesoro negli anni degli insegnamenti della montagna. Innanzi ad essa l’alpinista non ha né sesso né età: è il suo stato coscienziale a renderlo più incline al successo lieve o al tragico fallimento.

Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 63 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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