Monte Oserot “per il canale NO” – VALLE STURA/MAIRA

 

Punto di partenza: Pontebernardo (CN), oppure loc. Prinardo, oppure Bersezio (CN) in Valle Stura; Chialvetta, Acceglio (CN) in Valle Maira

Difficoltà: itinerario alpinistico, PD, adatto anche allo sci ripido; necessari ramponi e picozza

Questo itinerario ha senso in presenza di buon innevamento, si può quindi immaginare di percorrerlo in autunno, in inverno o in primavera. In inverno è preferibile partire dalla Valle Maira, mentre in autunno e primavera, con sentieri puliti alle quote più basse, può essere comodo un avvicinamento dalla Valle Stura, che è ciò che ho preferito fare, abitando proprio in quest’ultima.

Ho fatto questa salita nella seconda metà del mese di maggio (2017), trovando neve a chiazze ad esposizioni sud ed est a partire da quota 2300, innevamento abbastanza abbondante sui versanti esposti a nord; in generale neve primaverile, molto compatta nelle prime ore del mattino che naturalmente ha cominciato a diventare marcia dalla mezza mattinata. Ho comunque potuto camminarvi sopra durante il ritorno senza utilizzare le racchette che solitamente mi accompagnano in discesa dopo essere state portate a spalle per tutta la prima parte della mattina. (Purtroppo non sapendo sciare al momento mi arrangio in questo modo. E poi… avevo pensato bene di lasciarle in macchina per la prima volta nella stagione!)

Il primo obbiettivo è raggiungere il Colle Oserot, che arriviate dalla Valle Stura o dalla Valle Maira. Partendo da quest’ultima non sarà necessario arrivare fino in cima al colle, ma potrete cominciare a risalire direttamente il canale, evitando anche il traverso che ho deciso di fare perché non avevo intenzione di scendere molto. Con l’aiuto di una cartina potrete facilmente individuare l’itinerario che da Chialvetta (1494m) raggiunge il Prato Ciorliero (1955m), proseguendo poi nella Comba Emanuel in direzione del colle (2640m).

Tra-Oserot-sx-e-Rocca-Brancia-dx
Tra-Oserot-sx-e-Rocca-Brancia-dx

Dalla Valle Stura avete principalmente due opzioni: lasciare l’auto poco dopo la galleria delle Barricate, prima della frazione di Prinardo 1461m (oppure con tanta buona volontà partire direttamente da Pontebernardo seguendo il GTA) o prendere invece il sentiero che da Bersezio (1624m) sale verso la Bassa Terra Rossa (2426m) ed entra nel Vallone dell’Oserot. La mia scelta è stata quella di lasciare l’auto dopo le Barricate, trovando sentiero pulito fino quasi al lago Oserot, e ho seguito il sentiero GTA/Via Alpina/Lou Viage – P36, mentre la strada che dalla Bassa Terra Rossa conduce al Colle Oserot (P37) pur essendo in pieno sole era ancora quasi totalmente invasa di neve e tagliata da molte slavine. Ho proseguito fino al bivio per il Passo di Rocca Brancia che porta verso la Gardetta e in breve ho raggiunto il colle, pochi metri sotto il quale ho calzato i ramponi.

Vallone-Oserot-dal-colle
Vallone-Oserot-dal-colle

Da qui sono scesa brevemente sul lato Maira e ho traversato verso sinistra per raggiungere la base del pendio-canale NO. Ci sono invero due canali pressapoco paralleli. Ho risalito il primo, che potremmo definire canale NO di sinistra, lungo circa 200 metri con pendenza tra i 35° e i 45°. Nella parte alta il canale prende presto il sole e la qualità della neve ne risente immediatamente.

Tratto-terminale
Tratto-terminale

Qui il canale si apre in un’insellatura, dalla quale per raggiungere la vetta bisogna dirigersi verso destra (faccia a monte), attraversando con cautela;

Risalendo-il-canale
Risalendo-il-canale

si arrampica un breve tratto di misto con facili roccette ben appigliate ma abbastanza esposte sul canale sottostante, si perviene ad un tratto innevato a pochi metri dalla croce di vetta e la si raggiunge.

In-vista-della-croce
In-vista-della-croce

Per la discesa ho optato per la via normale sul versante sud che si pulisce presto dalla neve, che ho ritrovato solo nell’ultimo tratto prima di raggiungere il sentiero. Imboccando la via normale si passa anche sopra all’uscita del canale E, che era perfettamente vergine e mi ha lasciato una bella fantasia per una prossima visita a questa montagna. Per il rientro ho tagliato per i prati sottostanti per evitare di attraversare le slavine e con percorso intuitivo mi sono ricollegata al sentiero di salita, seguito a ritroso fino al parcheggio.

In-vetta
In-vetta

Qualche considerazione personale. Scrivere questo articolo è di per sé un qualcosa di nuovo per me. Mi trovo sempre più spesso sospesa tra la necessità di dare dettagli più o meno tecnici sulle uscite in montagna che vivo in prima persona e dall’altra la volontà di continuare a mantenere viva la trasmissione del lato umano e spirituale dell’atto escursionistico o alpinistico, che è ciò per cui iniziai a scrivere. Temo che questo vada a perdersi. Di per sé vorrebbe dire “perdermi”. Inoltre lo stesso scrivere sta diventando un atto con una cadenza più definita e si è creato un contesto in cui il parlare solo di un lato della questione mi pare troppo limitato. Una cosa intimamente importante è per me lo stile, che cambia anche molto a seconda dell’occasione in cui mi ritrovo a scrivere e talvolta la discrepanza che si crea tra lo “scritto programmato e voluto”, messo giù “a tavolino” (come quello che state leggendo) e lo “scritto spontaneo” che nasce nei momenti più inaspettati, anche nel cuore della notte, mi turba un po’. C’est la vie. E credo sia normale, poiché amo ciò che faccio. Con la speranza di soddisfare diverse esigenze, sto provando a parlare di montagna separando in due parti il lavoro, cercando quindi di dare informazioni utili per ripetere la gita e continuare anche a raccontare qualcosa di diverso.

Con la salita al canale NO ho certamente rivalutato l’Oserot, che avevo salito per la prima volta nel 2014 per la via normale in estate. La scelta di questo itinerario si inserisce perfettamente nel percorso che ho deciso di intraprendere e mi ha procurato un’immensa gioia nel riuscire bene. Se mio padre e mio nonno sono sempre stati un riferimento durante l’infanzia e l’adolescenza, è bello ritrovarsi ora con l’autonomia, la capacità e la possibilità di fare cose che loro non avevano fatto e che non mi avevano quindi trasmesso, su montagne che non erano soliti frequentare. Ricordo una gita nel Vallone dell’Oserot come un’uscita per vedere le stelle alpine per la prima volta, mio padre lo aveva scoperto qualche tempo prima per conto suo. Ricordo che salimmo al colle, che fui estasiata dal panorama che si apriva sulla Valle Maira e che avrei voluto salire ancora, ma lui non se la sentì, forse non si era nemmeno informato sulle possibilità di salire le cime circostanti. Andavamo solitamente in posti i cui sentieri erano stati tramandati.

Nel tratto finale della salita ho avuto la sensazione di vedere mio padre sorridere soddisfatto, anche un po’ fiero, mentre volgevo per un istante lo sguardo al sole che si alzava nel cielo terso, con la picca del nonno e le mani saldamente attaccate alla roccia, in modo così consapevolmente diverso dalla prima volta, quando egli mi fece nascere una seconda volta contro il corpo di una montagna poco lontana, che di lassù potevo contemplare. Ogni tanto scrivevamo sui libri di vetta che con noi c’era anche il nonno – tutt’ora vivente ma che da molti anni non ha più potuto salire le sue amate montagne – e se il quaderno nella cassettina metallica sotto la croce non fosse stato completamente inzuppato d’acqua, ciò che avrei scritto sarebbe certamente stato qualcosa di simile. Con me ci sono Mario e Teufel. Al tempo stesso mi rendevo conto che quella cima me l’ero guadagnata da me e per quanto fosse piccola cosa, il fatto mi faceva traboccare di gioia. La passione che mi trasmisero si è accresciuta negli anni ed i sogni che si affacciano ora alla mia mente appartengono ad una vera e propria nuova fase della vita. Mi piace moltissimo analizzare l’evolversi del mio approccio mentale alla montagna negli ultimi anni. In ogni caso è molto simile nel suo fondamento all’approccio che ho verso la conoscenza ed alla vita in generale. Pur raggiungendo ogni giorno qualcosa in più, mi sento minuscola e grandemente ignorante davanti alla vastità del tutto. Tuttavia in questo momento riesco a trovare un equilibrio tra soddisfazione e piccolezza, riuscendo a non sfociare nella tristezza e nella frustrazione che spesso mi hanno accompagnato; insomma, provo un bellissimo senso di serenità dato dall’accettazione della condizione presente, dal ricordo del percorso fatto fino ad ora e dalle intenzioni per il futuro. Credo mi sia capitato raramente. Mi ripenso soprattutto nella parte alta del canale e l’unica cosa che passa per la mia testa è felicità, felicità pura. Era tutto giusto, tremendamente giusto. E’ come se fosse stato ciò per cui ero nata, mi piaceva in modo quasi esagerato, con intensità maggiore rispetto a tutte le cose che ho tentato nella vita. Era il mio ambiente, se negli anni non era stato chiaro, ora era davvero palese. Ogni movimento era presente e cosciente. Guardando verso valle esisteva, è vero, la possibilità del fallimento, del volo nell’abisso, ma i piedi rimanevano saldamenti connessi alla materia solida e insieme ad uno slancio fortemente ottimistico e vitale mi tiravano verso il cielo. Sapevo anche cosa voleva dire cadere, tutte le fibre del mio corpo se lo ricordavano. La mattina era cominciata male con una fiacchezza generale che vincevo con la ferrea volontà di avvicinarmi e godere di quella giornata di tempo perfetto, dopo due uscite terminate contro un muro di nebbia; mi pareva di avanzare troppo lentamente e mi ero seduta presto a mangiare frutta secca e cotognata, ma il corpo sembrava non reagire. Poi l’arrivo alla conca del lago, la neve, il primo sole e via, ho carburato. Succo di frutta sotto il colle e su alla grande, come fossi una persona nuova. Poi lassù, sulla cima, non sono sicura che fossi solo più una persona, un mero corpo, ma qualunque cosa fossi, essa era estremamente viva.

Lago-Oserot
Lago-Oserot