Piramide Vincent e Balmenhorn, Monte Rosa – VALLE D’AOSTA

Punto di partenza: Staffal, Gressoney St.Jean (AO)

Difficoltà: F/F+

Tipo di itinerario: traccia su ghiacciaio, brevi tratti rocciosi attrezzati

Dislivello: 950 circa dalla stazione di Indren alla Piramide Vincent, meno di 100m dal Colle Vincent al Balmenhorn

Materiali: di sicurezza su ghiacciaio

Avvicinamento: da Staffal (1825m) prendere la cabinovia che in tre tronconi porta a Indren (Staffal-Gabiet m2342 , Gabiet-Passo dei Salati m2936, Passo dei Salati-Indren m3275).

Piramide Vincent e Punta Giordani dalla stazione di Indren
Piramide Vincent e Punta Giordani dalla stazione di Indren

Dalla stazione di Indren attraversare il ghiacciaio lungo la traccia che si mantiene pressapoco sullo stesso piano fino al raggiungimento di una zona rocciosa. Qui si profilano due possibilità: il sentiero “basso”, a tratti attrezzato con canaponi, che conduce in primis al Rifugio Mantova (3498m) oppure il sentiero “alto” che, attrezzato con canaponi, tronchi e gradini (tipo via ferrata) che sbuca in prossimità della Capanna Gnifetti (3647m), che si raggiunge con un traverso ascendente su ghiacciaio e un ultimo tratto attrezzato su roccia.

Uscendo dal sentiero attrezzato a monte del Rifugio Mantova
Uscendo dal sentiero attrezzato a monte del Rifugio Mantova

Itinerario: dalla Capanna Gnifetti che, salendo in giornata, si può trascurare soprattutto in salita, si prosegue sul ghiacciaio di Garstelet prestando molta attenzione ai possibili crepacci aperti che si possono incontrare lungo il pendio che di per sé non presenta vere e proprie difficoltà.

Risalendo il ghiacciaio
Risalendo il ghiacciaio

Ci si avvicina e si costeggia la base della parete sud-ovest della Piramide Vincent per poi immettersi, a seguito di una marcata rampa, nel ghiacciaio del Lys: a destra si possono osservare i seracchi della Vincent e sulla sinistra degli enormi crepacci.

Abbandonando la traccia principale, vista sul Lyskamm orientale
Abbandonando la traccia principale, vista sul Lyskamm orientale

Si raggiunge un tratto pianeggiante: sulla destra, verso sud-est si presenta il versante di salita alla Piramide mentre verso nord dalla cima del Balmenhorn svetta l’enorme Cristo delle Vette. Si prosegue inoltrandosi tra i pendii di salita alle due cime, raggiungendo il Col Vincent (4088m). Di qui si risale il pendio N-NO della Vincent fino sbucare in cresta, che si segue ancora verso est toccando la cima.

Cresta in vista
Cresta in vista

Si discende per il medesimo pendio di salita tornando al Col Vincent. Da questo punto non manca molto per portarsi alla base della rocciosa vetta del Balmenhorn. Con traverso ascendente lungo il pendio nevoso ci si porta in breve alla base del salto finale attrezzato con corda fissa e staffe metalliche (tipo via ferrata). Salire con cautela. Possibilità di assicurazione in cima per recuperare i compagni e/o proteggere la discesa. Sulla vetta si trova la statua del Cristo delle Vette, e poco distante il Bivacco Giordani (4167m).

Tratto attrezzato per salire in cima al Balmenhorn
Tratto attrezzato per salire in cima al Balmenhorn
Bivacco Giordano al Balmenhorn
Bivacco Giordano al Balmenhorn

Discesa: si percorre a ritroso attentamente il tratto attrezzato e ci si porta sulla gengiva nevosa del Balmenhorn. Di qui si può discendere per lo stesso percorso di salita, o girare alle spalle della cima costeggiandone il versante N, scendendo su pendii nevosi fino ad intercettare la traccia che sale verso Capanna Margherita, lungo la quale scendere verso i rifugi, e da essi alla stazione dell’Indren per riprendere la funivia.

Panorama sul Lyskamm da Capanna Gnifetti
Panorama sul Lyskamm da Capanna Gnifetti

Curiosità: il Cristo delle Vette

Sulla cima del Balmenhorn è collocata la colossale statua del Cristo delle Vette, unica rappresentazione di Gesù presente sulle vette del Massiccio del Monte Rosa, dove si incontrano solamente statue della Madonna, per volontà delle popolazioni locali. E’ alto 3,60 m e pesa quasi 1000 chili. E’ stato fortemente desiderato e realizzato dallo scultore torinese Alfredo Bai dopo la Seconda Guerra Mondiale, in cui fu comandante di un gruppo partigiano in Valle dell’Orco. La realizzazione della statua era il compimento di un voto: lo avrebbe scolpito e fatto erigere sulla cima di una montagna se fosse tornato a casa vivo al finire della guerra.

Trovati i fondi necessari alla realizzazione, Alfredo Bai realizza la statua nel bronzo di vecchi cannoni dismessi e rottamati, in ben 11 pezzi separati. Il 28 luglio 1955 la statua del Redentore viene accompagnata da una processione al santuario della Consolata, a Torino, dove resta esposta per alcuni giorni, al termine dei quali inizia la sua epopea per raggiungere la cima del Balmenhorn, scelta dopo la realizzazione dell’impossibilità di trasportarla sul Cervino. Il Cristo raggiunge con mezzi militari Gressoney Saint-Jean, dove è nuovamente esposta, per poi ripartire verso le altezze del Monte Rosa, scortato da un gruppo di ben quaranta tra i migliori alpini. Nel rocambolesco trasporto attraversa il lago del Gabiet su una zattera in ben quattro traversate. Gli asini e i muli si rifiutano di essere caricati di tanto peso, e allora sono utilizzate delle barelle rinforzate prima e delle slitte poi, una volta raggiunti i pendii nevosi. Dopo la tappa alla Capanna Gnifetti i pezzi, in capo la testa, di oltre 50 chili, vengono incamminati verso la cima. Dopo giorni e giorni di incredibili fatiche i pezzi sono in loco e Alfredo Bai, pur soffrendo di vertigini e non avendo mai superato i 2000 metri di quota, raggiunge la cima del Balmenhorn per partecipare alla ricomposizione della statua. Il 12 agosto 1955 l’opera è finalmente completa. Viene inaugurata il 4 di settembre. Quel giorno si recano lassù decine di cordate, centinaia di persone che hanno letteralmente stipato inverosimilmente la Capanna Gnifetti per essere lì in quel giorno.

Nel finire dell’estate 2007 la statua viene smontata e trasportata nuovamente a valle per i lavori di restauro messi in progetto da tempo per porre riparo ai danni subiti dal bronzo del Cristo a causa delle estreme condizioni climatiche a cui è stato esposto per cinquant’anni. Mentre il corpo della statua viene trasportato subito a valle, in una fonderia di Verres, la testa venne prima custodita al Rifugio Mantova per poi essere accompagnata a Gressoney in settembre con una processione.

Ad oggi il Cristo delle Vette è ancora lì, sulla cima del Balmenhorn, a vegliare sulle cordate e su tutti coloro che si avventurano tra quelle montagne, come voluto dal suo creatore.

Il Cristo delle Vette
Il Cristo delle Vette
Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 47 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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