Rocca Provenzale – VALLE MAIRA

Punto di partenza e di arrivo: Chiappera, Acceglio (CN)

Notte insonne, nausea, alle cinque lascio che il silenzio della casa sia dolcemente rotto da una musica sublime mentre mi attardo ancora un po’ nel letto; quando infine non ne posso più di non trovare un po’ di riposo decido di alzarmi. A dir così non si direbbe l’inizio ideale per una giornata in montagna, eppure mi ero coricata con quell’idea e alzata con la medesima, determinatissima. Tutto il necessario era già pronto dalla sera prima. Il giorno prima ero stata con amici in alta Valle Stura e avevo divorato con gli occhi le altezze libere dalla neve e sognato una destinazione per l’indomani. La meta era una di quelle che di tanto in tanto studiavo sui libri e dopo un ripasso confermai in cuor mio la scelta: Rocca Provenzale, in alta Valle Maira.

Per me era territorio vergine: non ero mai salita più in su di Marmora e di Canosio, e lo avevo fatto da sola; la mia famiglia non mi aveva mai portato nemmeno a Dronero, con mio padre avevamo sempre salito le montagne delle valli Stura, Gesso, Vermenagna… Mi ero innamorata della Valle Maira per lavoro, banalmente. E’ un amore recente di un anno, che mi ha portato in esplorazione già alcune volte, ma sempre con l’automobile. A posteriori mi rendo conto che ho avuto l’ardimento di salire come prima montagna quella che un po’ mi pare la regina della valle. Ho voluto un battesimo impegnativo.

laghetto
laghetto

Dalla mia casa nella bassa valle Stura ci vogliono quasi due ore per arrivare a Chiappera, ma tutto il viaggio vale interamente la pena. Se il corpo non è al massimo delle sue possibilità, la mente esplode in un’estasi continua e in una gioia che tutto pervade, che poco a poco guarisce ciò che non va. Quasi arrivata a destinazione accosto l’auto nei pressi di un laghetto, scendo e mi soffermo a contemplare i larici dorati riflettersi nell’acqua sfiorata dai raggi radenti del sole mattutino. Non immagino quale visione stia per donarmisi. Mi affaccio su Chiappera, sovrastata dall’imponenza della Rocca. Nulla a che vedere con le fotografie.

Non trovo le parole per descrivere l’effetto che mi aveva fatto il primo contatto visivo. Posso solo dire che accostai nuovamente l’auto, scesi e rimasi a guardarla come in adorazione, fulminata dalla sua bellezza e riverente come dinnanzi alla statua di una divinità. Mi pareva enorme, molto più grande di quanto avessi immaginato, più imponente, più verticale. Una maestà in trono.

rocca-provenzale
rocca-provenzale

Lasciata l’automobile dopo aver proseguito ancora un po’ dopo l’abitato di Chiappera, seguendo le indicazioni per il Colle Greguri, mi incammino con passo interrotto, lento, da sembrare incerto. Continuamente mi fermo, alzo gli occhi e contemplo, vedo le forme cambiare, le profondità e gli spazi delinearsi diversamente. Arrivata ai suoi piedi mi fermo a fare colazione, per quanto lo stomaco continui a rifiutarsi. Non desidero mangiare, desidero l’intensa intimità della roccia silenziosa.

Non descriverò la parte tecnica della salita, non lo faccio quasi mai, non è il mio obbiettivo. Penso che sia già più che pieno di descrizioni. Certamente però non posso esimermi dal raccomandare all’attenzione su questo itinerario. Come segnalano sia libri, sia pagine web che cartelli posti in loco, è assolutamente sconsigliato salire in condizioni di pioggia, roccia bagnata, nebbia: nel primo caso perchè il terreno diventa estremamente scivoloso per il tipo di roccia e a causa un lichene che vi cresce sopra, nel secondo perchè la via di salita non è così evidente, specialmente in discesa. In diversi tratti il percorso è esposto, quasi mai banale e sono richieste attenzione, prudenza e concentrazione. Possono tornare utili imbrago, corda e moschettoni in alcuni tratti in discesa. Su tutto il tracciato della via normale sono installati numerosi spit. Non sono presenti corde fisse.

Salire è una meditazione. L’attenzione alla respirazione mi accompagna fedelmente e mi dà forza. La cima infine mi regala un’ultima estasi estrema oltre all’apertura del paesaggio disteso a 360° intorno a me: spicca davanti ai miei occhi emozionati Torre Castello. Visione superba che stimola in me nuove fantasie e aggiunge un desiderio ad una lista di molti. Altro che sogni di mezza estate: sogni di inizio novembre che alimentano un gran fuoco interiore! E con loro la voglia di tornare ancora in Valle Maira ed esplorare alla perdizione.

croce-di-cima
croce-di-cima

 

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Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 63 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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