Via Danza Provenzale, Rocca Provenzale – VALLE MAIRA

Giugno è arrivato, le giornate assolate aumentano e le montagne stanno abbandonando le vesti invernali: è il periodo ideale per tornare a scalare nel gruppo Castello-Provenzale. Riscaldiamo i motori su una via moderna: Danza Provenzale.

Torno all’estate scorsa, scrivendo di questa salita che tralasciai di raccontare.

La pioggia è in arrivo ma almeno mezza giornata sarà all’insegna del sole. Così decidiamo di dedicarci ad una via d’arrampicata sulla Rocca Provenzale. T. è in Valle Maira con la sua compagna, così lo raggiungo e saliamo a Chiappera. Siamo attesi a casa nel primo pomeriggio per un ottimo pollo con limone e salvia. Abbiamo studiato questa via, Danza Provenzale, che raggiunge difficoltà massime di V+, di 6a se si considera il grande tetto dell’ultimo tiro, tuttavia azzerabile. Quasi più del tetto mi incuriosisce un tiro caratterizzato da un traverso, cosa che – si sa – riesce sempre ad offrire ad uno scalatore qualche sensazione e qualche momento di massima concentrazione; in traverso cadere non è mai bello né raccomandabile, l’effetto conseguente e i relativi danni si possono immaginare.

Saliamo per un sentiero che ormai è diventato molto familiare verso la base della Provenzale, sempre bella e ardita; cerchiamo l’attacco e ci sinceriamo che le placche non siano bagnate. Anche questo – si sa – è pericoloso quando si parla della roccia del gruppo Provenzale, scivolosa e insidiosa da bagnata. Motivo per cui non possiamo perdere tempo. Il sole del mattino ci accompagna, ma non durerà. La via è bella, la roccia buona e la chiodatura non è mai ridondante, presente dove serve, come nei passi più delicati. Non è mai una scalata banale, anzi, richiede precisione. Nessuno vieta di portare qualche friend medio e piccolo ed integrare se necessario: in alcuni punti è possibile farlo.

Mentre esco dall’ultimo tiro l’odore dell’aria cambia, inizia ad odorare di umido, di pioggia in arrivo. Recupero le corde, le metto nella piastrina e do a T. il segnale per partire; intanto mi guardo intorno e annuso. Il cielo si sta coprendo, abbiamo i minuti contati, minuti che scorrono interminabili. Inizio a fremere nell’attesa. Sempre più umido: sta arrivando. Quando T. mi raggiunge in sosta l’idea di raggiungere la vetta è immediatamente bocciata, ci cambiamo le scarpe e iniziamo ad allestire la prima calata e proprio in quel momento inizia a piovere. Nel giro di pochi istanti siamo fradici. Qualcuno scende di corsa dal Colle Greguri e alza gli occhi alle pareti, chissà che pensa… Che siamo dei fessi, probabilmente. Ormai non resta che fare quel che si deve, e si esegue ogni cosa, senza agitarsi – non servirebbe a nulla. Qualche tuono rimbomba lontano da noi, ne inseguiamo il suono con lo sguardo, come fosse tangibile. Via via, giù lungo le corde che gocciolano, fino ai prati, poi di corsa verso l’automobile e verso il pollo al limone. Anche questa volta abbiamo imparato qualcosa di esperibile solo provandolo direttamente, e alla fine, anche se bagnati marci, ne siamo stati contenti.

Su per il sentiero, inizia la giornata

Punto di partenza: Chiappera, Acceglio (CN)

Tipo di via: via attrezzata a spit, soste attrezzate con anello per calata

Materiale: due mezze corde da 60m, 10 rinvii, facoltativo un set di friends

Esposizione: est

Tipo di roccia: quarzite

Difficoltà: D+ (6a max, 5c obbl.)

Lunghezza: 200m circa

Apritori: D.Degiovanni, E.Bruno, 2001

Avvicinamento: dall’abitato di Chiappera si prosegue ancora con l’auto su un breve tratto di sterrato (tralasciare la deviazione a sinistra) e raggiungere il parcheggio per la via normale alla Rocca Croce Provenzale (cartelli). Si imbocca il sentiero per il Colle Greguri e ci si avvicina alla base della Rocca Provenzale e ci si porta alla base delle placconate poste a destra della rampa dove attacca la normale. A destra di essa si può osservare un diedro sopra al quale vi sono degli strapiombi giallastri. Ci sono degli alberelli alla base e un arbusto spunta nella placca sovrastante l’attacco, in corrispondenza di una cengetta dove guardando bene si trovano due soste. L’attacco si trova ad una decina di metri a sinistra della Via Bonelli e pochi metri a destra di un’altra via chiamata Spigolo di Gaia, che corre verso lo spigolo del visibile diedro. Il primo spit è molto in alto ed è difficile vederlo, ma attaccando sotto la verticale delle soste non si sbaglia.

L’attacco

Via:

L1: si sale la placca a gradoni fin sotto un piccolo strapiombo, che si supera, e per placca si raggiunge la cengetta dove si trova la sosta. 4c, 25m

Sul primo tiro

L2: si prosegue dritti per placca e piegando lievemente verso destra si arriva in sosta. 5b, 40m

Secondo tiro

L3: si sale un muro che porta ad un piccolo strapiombo che si supera utilizzando delle buone lame, si prosegue per placca verso sinistra e dopo un ultimo muretto si sosta. 5b, 30m

Sul terzo tiro

L4: si traversa delicatamente verso sinistra sotto il tetto fino a raggiungerne l’angolo, si sale un muretto articolato e si sosta su comodo ripiano, in comune con la Via Bonelli. 5c, 20m

Sul traverso del quarto tiro

L5: si supera un piccolo strapiombo sopra la sosta e si prosegue per placca in direzione di un grande tetto, si sosta su placca. 4c/5a, 45m

L6: ci si porta sotto il grande tetto, si supera lo strapiombo iniziale (chiodatura ravvicinata), si sale in obliquo verso destra, si arrampica un ultimo muretto appena strapiombante ma ben appigliato e si esce su un terrazzino dove si sosta. 6a/5c A0, 25m

Il tetto del sesto tiro

Discesa: in corda doppia dall’ultima sosta. Se dall’ultima sosta si decide invece di raggiungere la via normale (facile ma da attrezzare) si potrà poi scendere a piedi.

Un momento della salita
Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 63 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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