Via Gervasutti-Ronco, Rocca Sbarua

 

“L’alpinismo degli anni Trenta è una musica a doppia velocità: adagio e andante, desiderio e soddisfazione. Le fasi di preparazione e realizzazione dell’impresa alternano la cattiva e la bella stagione, quando la travolgente campagna estiva corona l’interminabile pausa invernale. […] I giorni grandi e piccoli dell’alpinista si succedono secondo i tempi della natura e i giocatori si organizzano per mantenere la forma nei mesi morti, quando la montagna e le palestre di scalata sono cariche di neve e impraticabili. Ognuno ha il suo metodo per sopravvivere all’inverno e presentarsi convenientemente all’esame della nuova estate, ma una regola vale per tutti i pretendenti: bisogna farsi trovare pronti perchè i giorni buoni scappano e l’autunno ritorna sempre troppo presto. Gervasutti è avanti in molte cose, anche nella concezione del tempo libero. Lo usa per allenarsi di continuo, senza dar retta al calendario. […] Nelle mezze stagioni frequenta le vecchie palestre piemontesi come le Lunelle, il Monte Plu, i Picchi del Pagliaio e Rocca Sella, dove apre una via nuova, e frequenta le nuove palestre come la Sbarua e i Denti di Cumiana, dove rettifica la via dello spigolo sul Dente orientale. Se è ispirato lascia la zampata, altrimenti scala in compagnia, per il gusto di stare insieme.”

Enrico Camanni, Il desiderio di infinito. Vita di Giusto Gervasutti

A Rocca Sbarua, sopra Pinerolo, si trova una celebre via firmata proprio da Gervasutti. Da tempo desideravo di poterla percorrere, non solo per salirla, ma per comprendere più a fondo un personaggio e una pagina di storia dell’alpinismo. Certamente questo è solo un piccolo assaggio. A volte penso che pur essendo vero che non ho terminato gli studi, la curiosità verso la storia non si è mai persa del tutto e continua a riflettersi nelle attività che ho privilegiato. Così è per quel dialogo immaginario con i personaggi del passato che ha mi ha donato un po’ di pace e comprensione fin dagli anni della gioventù. Quel percorso continua.

Dopo una rinuncia l’autunno scorso, con i primi tepori precoci di un inverno non ancora terminato, ci ritroviamo ad ammirare le pareti granitiche di Rocca Sbarua, con me c’è l’amico Tomasz, assieme alla sua compagna, che pazientemente ci osserva arrampicare dal rifugio. Se da un lato ci sono i pareri sulla semplicità di questa via e l’idea di alcuni che non ne valga la pena, dall’altro ci sono il mio intoccabile desiderio di salirla, la mia testardaggine e un po’ di immancabile timore reverenziale per le gesta degli uomini del passato. Il passaggio chiave della via, la bella fessura da scalare in dülfer, ai tempi di Gervasutti era considerata IV superiore e non esistevano per certo le protezioni moderne come gli spit! Oggi la via è attrezzata, pur in modo non esagerato, e le difficoltà sono considerate diversamente, si parla di V o V+, le valutazioni oscillano da 5a a 5c! Forse tutto questo ci può indurre ad una riflessione sul perchè in quegli anni il massimo grado fosse il VI e su cosa possa realmente significare quel semplice VI. Io credo qualcosa di ben di più. E tutto ciò non può che arricchire la mia consapevolezza. Per cui, ancora una volta, si fa qualcosa di diverso dal mero scalare.

Giusto Gervasutti, salita di fessura con tecnica dülfer
Giusto Gervasutti, salita di fessura con tecnica dülfer

Curiosità: la dülfer – E’ una tecnica di salita per arrampicare fessure rocciose inventata dall’alpinista tedesco Hans Johannes Emil Dülfer (1892-1915), assieme alla discesa in corda doppia. Si pensa che egli sia stato il primo a superare difficoltà di VI grado. La tecnica dülfer si basa sull’opposizione della trazione delle braccia e la pressione dei piedi, che permette di risalire pareti e diedri fessurati, fessure nette e costoni. Le mani sono in fessura ad altezze differenti e i piedi sono in aderenza, anch’essi ad altezze diverse e leggermente divaricati.

La famosa fessura della via Gervasutti da salire in dülfer
La famosa fessura della via Gervasutti da salire in dülfer

Punto di partenza: fraz. Brun, fraz. Dairin o loc. Crò di Talucco (TO)

Esposizione: sud

Tipo di roccia: gneiss granitoide

Difficoltà: D, V max/V obbl

Lunghezza: 120m

Materiale: mezze corde da 60m, sufficienti 7-8 rinvii, facoltativi friends

Apritori: Giusto Gervasutti e Renzo Ronco, 1937

Come arrivare: da San Pietro Val Lemina si raggiunge in auto l’abitato di Talucco e procedendo oltre si trovano indicazioni per il Rifugio Melano Casa Canada, che conducono a diverse frazioni. Da esse il rifugio dista a piedi tra i 40 e i 30 minuti. Lasciata quindi l’auto in fraz. Brun, fraz. Dairin o località Crò si segue il sentiero segnalato e ci si incammina verso il rifugio.

Avvicinamento: Partendo dalla comoda località Dairin si oltrepassa l’abitato e per sentiero si raggiunge il Colle Ciardonet e da esso ci si avvicina alle evidenti pareti di Rocca Sbarua, ai cui piedi sorge il rifugio. La via si trova nel settore centrale, immediatamente a monte del rifugio. Si imbocca un ripido sentierino (tacche di vernice azzurra) che sale nel bosco e in breve conduce alla base delle pareti. Verso sinistra si prosegue verso la normale, oltrepassando una croce, verso destra (indicazione per “placche gialle”) si perviene immediatamente all’attacco della Gervasutti-Ronco, alla base di un evidente diedro fessurato, targhetta alla base.

L'attacco della via
L’attacco della via

Via:

L1: si attacca l’evidente diedro fessurato (spit sulla placca di destra) fino a raggiungerne la sommità, si volta lo spigolo e si prosegue seguendo una lama verso destra fino al suo termine, da qui si sale a sinistra raggiungendo la sosta. 35m, V

Sulla lama del primo tiro, esposizione assicurata
Sulla lama del primo tiro, esposizione assicurata

L2: con facile traverso ascendente verso sinistra ci si porta alla base di un grande diedro. 15m, III

L3: si arrampica il bel diedro fin sotto uno strapiombo, dove si trova la sosta. 30m, IV

Nel diedro del terzo tiro
Nel diedro del terzo tiro

L4: si sale a destra dello strapiombo e si prosegue in un diedrino fessurato fino ad un terrazzino obliquo. 15m, V

 

Partenza del quarto tiro, a destra dello strapiombo
Partenza del quarto tiro, a destra dello strapiombo

L5: ci si alza a destra della sosta e ci si porta alla base di un perfetto diedro solcato da una regolare fessura di fondo. Con un passo in spaccata si afferra la fessura, la si risale in dülfer fino al termine, dove si esce su un terrazzino. 20m, V

Sul quinto tiro, appena prima di posizionarsi per la dülfer nel bellissimo e perfetto diedro fessurato
Sul quinto tiro, appena prima di posizionarsi per la dülfer nel bellissimo e perfetto diedro fessurato

La via di per sé termina qui, è però possibile raggiungere la cima percorrendo l’ultimo tratto della via normale, con il famoso “passaggio del gatto”. Dall’ultima sosta si possono seguire delle catene verso sinistra e incontrare subito il sentiero di discesa. Altrimenti proseguire così:

L6: salire a sinistra per facili rocce fin sotto uno strapiombo. Lo si sale attraversando una grande fessura orizzontale da sinistra verso destra, strisciandovi all’interno. Se ne esce e si raggiunge la sosta. 35m, III

Il "passaggio del gatto"
Il “passaggio del gatto”

L7: per facili rocce si raggiunge la cima, 20m, III-II

Discesa: a piedi dalla cima seguendo il sentiero attrezzato, segnalato con tacche rosse, che in breve riporta alla base del settore centrale, e da lì si rientra al rifugio.

Rocca Sbarua e la sua stupenda roccia
Rocca Sbarua e la sua stupenda roccia
Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 58 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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