Via Simonetta, Rocca di Perti – FINALE LIGURE

 

Vedo i migliori frutti portati dalla via dello spigolo nella determinazione di I. nell’impegnarsi in qualcosa di un po’ più difficile. Studiando le numerose vie presenti alla Rocca di Perti mi sembra di intravedere un percorso in graduale salire di difficoltà, esattamente ciò che fa al caso della nostra cordata, ancora un po’ fragile e instabile. Inizialmente sono titubante perché la via che scelgo è sì una delle più semplici, ma nella mia pur limitata esperienza ho imparato che le vie storiche non sono mai da prendere sotto gamba e che conoscere il periodo in cui sono state aperte può fornire un’idea di quanto si può incontrare e di come considerare i gradi. Oggi come oggi si prende tutto sotto gamba e soprattutto noi più giovani tendiamo a fare un po’ i gradassi.

Simonetta è una delle prime vie di Perti, risale al novembre 1973. Antecedente di qualche mese è la Via del Vecchio. Il mio socio è un po’ preoccupato per i passaggi di V, mentre io cerco di essere ottimista pur sapendo di avere in mano la responsabilità della “cosa”. Tocca a me prendere le decisioni e temo molto gli altrui scoramenti, al contempo al voglia di salire, di vedere, di capire e di trovare affiatamento è tanta. La definizione di “via iniziatica”, letta da qualche parte, rimbomba piacevolmente nella mia testa. Fatto sta che partiamo; è l’ultimo giorno dell’anno eppure sembra primavera.

Un vecchio chiodo

Ciò che ci ha creato più problemi, paradossalmente, è stata una relazione della via che abbiamo portato con noi, stampata su un foglietto piegato innumerevoli volte che di tanto in tanto tiravo fuori dal taschino. Per questo ho cercato di essere più precisa possibile nel descrivere i tiri nella descrizione che segue e spero di esserci riuscita.

Ciò che invece mi ha reso più felice è trovare nel socio un approccio nuovo, più positivo e costruttivo verso le difficoltà e i piccoli fastidi che si possono incontrare strada facendo, l’assenza della voglia di ritirata, il sorriso una volta ricongiunti in sosta. Questo mi dà la speranza di poter continuare il percorso e di poter studiare di volta in volta nuove proposte, fin che anche la modalità di scelta arriverà a cambiare, facendosi più condivisa. Mi piacerebbe poter percorrere anche altre tra le più storiche vie di Perti, realizzo di averne un desiderio nuovo, anche ispirata da un bellissimo film visto al Nuovi Mondi Film Festival nella mia Valloriate. E mi piacerebbe che fosse questa cordata a farlo, che fosse un nostro possibile progetto. Come sempre, chi vivrà vedrà. Un nuovo anno è alle porte e le idee sono tante. Non basta incrociare le dita, bisogna agire guidati da grande volontà e essere da soli non è sufficiente: serve una visione condivisa. Per ora portiamo a casa questa bella salita.

Abbiamo realizzato quanto rumore ci fosse invero – l’autostrada non è così distante – solo intraprendendo la discesa per il quieto sentiero immerso nella rigogliosa vegetazione: improvvisamente il silenzio cambia volto e pare di essere immersi in una pace edenica dalla quale non si vorrebbe più uscire, e lì la vita sembra improvvisamente bella, piena e degna di essere vissuta con passione.

Rocca di Perti
Rocca di Perti

Punto di partenza: Perti (SV)

Materiale: sufficiente una corda singola da 70m, oppure due mezze corde da 60m; 10 rinvii, possibilità di integrare con friend o nut

Tipo di via: via storica, attrezzata con resinati, soste con resinati da collegare, alcune da attrezzare su alberi, percorso un po’ discontinuo, attenzione agli incroci con altre vie della parete. La roccia in alcuni punti è un po’ unta, logorata dai tanti passaggi. I resinati presenti sono sufficienti ma mai ridondanti, è necessaria padronanza del grado e conoscenza delle manovre, in alcuni punti è possibile integrare.

Esposizione: ovest

Tipo di roccia: calcare

Difficoltà: AD+, 5a max, 5a obbl.

Lunghezza: 185m

Apritori: Maurizio Agnese, Gian Paolo e Marco Di Clemente, Gian Luigi Vaccari, 18 novembre 1973

Come arrivare: si esce dall’autostrada al casello autostradale di Finale Ligure e si scende in direzione di Finalborgo fino ad una rotatoria (800m circa) e ad una seconda (1km circa) e da essa si svolta a sinistra in direzione di Calice Ligure. La si segue per circa 3km, si passa sotto al viadotto dell’autostrada e in corrispondenza di un ampio spiazzo sul lato destro della strada si svolta a destra in una stradina (cartello “palestra di roccia di Rocca di Perti”). Si segue la stradina transitando in un piccolo tunnel sotto l’autostrada (poco dopo spiazzo sulla destra, prima possibilità di parcheggiare). Si continua con una curva che vira decisamente verso sinistra, la strada diventa sterrata e si può proseguire per circa 300m, dopo i quali le conviene parcheggiare a causa del fondo stradale molto sconnesso che non consente di proseguire. Si può lasciare l’auto su un lato della strada. Anche qui si consiglia di non lasciare oggetti di valore in auto, causa possibili furti.

Il bivio per la Falesia dei Tre Porcellini
Il bivio per la Falesia dei Tre Porcellini

Avvicinamento: lasciata l’automobile si prosegue a piedi lungo la strada sterrata per circa 100m. Sulla sinistra stacca un sentierino (cartello indicativo per “Falesia dei Tre Porcellini”), lo si prende e si continua fino alle prime rocce. La via si trova proprio in questa zona, vicinissima al sentiero. Scritta sbiadita alla base. Riconoscibile per una rampa che sale obliquamente verso destra. Si arriva in circa dieci minuti di cammino.

Via:

L'attacco della via e la rampa iniziale di L1
L’attacco della via e la rampa iniziale di L1

L1: si risale la rampa abbattuta verso destra fino a giungere nei pressi di una specie di grotta giallastra, da qui si prosegue in verticale superando un diedrino. Sosta da attrezzare su albero. 20m, III+/IV

L2: si esce dall’ultimo tratto del diedrino per facili rocce, si prosegue per tracce di sentiero verso destra fino ad un muretto con un albero abbarbicato, lo si risale e ancora per sentierino di sale fino ad uno spiazzetto alla base del risalto successivo, resinato visibile. Sosta da attrezzare su alberi. 25m, II/III

Inizio del terzo tiro, evidente il grande tetto
Inizio del terzo tiro, evidente il grande tetto

L3: si sale il liscio muretto e si raggiunge più facilmente la placca rossastra situata sotto l’evidente tetto, si tralascia una sosta intermedia, si continua seguendo una fessurina verticale e si traversa infine verso destra fino ad un terrazzino. Sosta su tre resinati. 30m, V

Su L3, si risale una fessura e poi si traversa verso destra fino in sosta
Su L3, si risale una fessura e poi si traversa verso destra fino in sosta

L4: si supera il diedrino leggermente strapiombante a destra della sosta, si attraversa ancora verso destra su una cengetta ascendente ben appigliata e si raggiunge una sosta su un comodo terrazzino, due resinati. 20m, IV

Trasferimento: dalla sosta si prosegue per sentierino ascendente verso sinistra fino alla base di un pilastrino, scritta “Simonetta” alla base e sosta su due resinati. 15m

L5: si risale direttamente il pilastrino, inizialmente con piccoli appigli, bello e tecnico, arrivando poi su ottime prese su terreno più facile. Sosta su due resinati. 10m, V/IV

Sul pilastrino di L5
Sul pilastrino di L5

Trasferimento: si prosegue a sinistra della sosta su facile terreno arrivando in boschetto pensile, si incontra dapprima una scritta “Simonetta” con freccia che invita a proseguire verso sinistra, e poi un’altra scritta più grande nel punto in cui la via prosegue. Si risale per qualche metro su facili roccette, sosta da attrezzare su alberi. 20m

Attacco di L6
Attacco di L6

L6: si sale verticalmente fino a un albero, si svolta a destra oltre di esso e si afferra una bella lama che si segue fino a un terrazzino sospeso sotto uno strapiombino. Sosta attrezzata con resinati, catena, maillon. 20m, IV

Bellissimo traverso finale su L6 con ottima lama
Bellissimo traverso finale su L6 con ottima lama

L7: si supera lo strapiombo sopra la sosta, ben appigliato, e si prosegue seguendo la soprastante fessura fino alla sosta su un muretto e su comodo terrazzino. 20m, IV+

Si esce facilmente a piedi verso destra incontrando un sentierino.

Dalla fine della via, vista sulla vicina croce di vetta
Dalla fine della via, vista sulla vicina croce di vetta

Discesa: uscendo dalla via si imbocca il sentierino che si inoltra verso destra nel bosco. Ai due bivi che si incontrano si continua sempre a destra. Si seguono le indicazioni in vernice bianco-rossa del sentiero “Ermano Fossati”. Si scende costeggiando altre belle falesie e infine quella che sembra una cava in disuso, rientrando così sulla strada sterrata che riporta al punto dove si è parcheggiato. Calcolare circa una mezz’oretta di piacevole cammino.

Lungo il sentiero di discesa
Lungo il sentiero di discesa
Stefania Lovera
Informazioni su Stefania Lovera 63 Articoli
Vive in Valle Stura. Da sempre ama la montagna, la passione aumenta negli ultimi anni con la pratica dell'alpinismo e dell'arrampicata. Ha un approccio spirituale alla montagna.

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